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Abolizione province: Decreto Legge Governo Letta Luglio 2013. Problemi dipendenti e non solo

Cosa cambia con nuovo decreto Province: le novità



Il Consiglio dei Ministri ha approvato l’abolizione delle province e lo svuotamento dei poteri. Il provvedimento prevede che le province diventino enti territoriali di secondo livello, per cui la provincia sarà guidata da organismi non eletti. Organi delle province sono il presidente, il consiglio provinciale e l’assemblea dei sindaci.

E’ stato, inoltre, stabilito che l’elettorato passivo è costituito solo dai sindaci in carica nei comuni della provincia alla data dell’elezione, per mettere in atto una razionalizzazione nelle funzioni e nella spesa. I

l disegno di legge riguarda le città metropolitane, le province, le unioni e le fusioni di comuni: il governo Letta non vuole ridurre il numero delle province procedendo ad una fusione. verrebbero tutte quante cancellate e al loro posto subentrerebbero dei nuovi enti.

In questo modo, non ci sarebbero organi politici eletti, visto che ogni collegio dovrebbe essere composto dai sindaci del territorio. I compiti dei collegi saranno quelli che riguardano l’ambiente, il territorio, il trasporto locale, la gestione delle strade di competenza. Tutte le altre materie andranno ai comuni e alle regioni.

Per quanto riguarda i confini, sarà lasciata alle regioni la libertà di decidere, inoltre, sembra che i 57.000 dipendenti delle province dovrebbero scendere di numero, anche se il governo assicura che non ci saranno esuberi, che ci sarà un processo graduale e i pensionamenti dovrebbero risolvere tutta la situazione.

Franca Porto, segretario regionale della Cisl, ha detto: “Confido nel fatto che la politica abbia finalmente capito che non si può indugiare oltre sul riordino complessivo delle autonomie locali e le Province sono certamente l’anello più semplice da abolire”.

Diego Bottacin ha detto: “Nel Veneto è urgente ridisegnare in modo organico le funzioni e gli ambiti di azione degli enti locali. Il sistema istituzionale è frantumato e corporativo, al punto che ogni micro corporazione si è costruita un fortino giuridicamente inattaccabile per tutelare interessi di parte.

Il Paese ha bisogno di una riforma radicale degli enti locali che preveda la gestione delle funzioni associate sulla base di almeno centomila abitanti. Inoltre è necessario quanto meno accorpare e rivedere le Province, ed eliminare gli Ato e la pletora di organismi intermedi”.

Scettica anche la parlamentare Patrizia Bisinella (Lega): “Il procedimento più consono è certamente quello di una riforma organica dell’architettura dello Stato, che porti a una riorganizzazione complessiva dei livelli di governo per arrivare a un effettivo risparmio della spesa”, mentre per Rosanna Filippin (Pd) “Il ddl costituzionale che consentirà di abolire le Province è un passaggio di fondamentale importanza per riformare lo Stato, rivedere l'architettura dello Stato nei suoi vari livelli è ormai una necessità impellente”.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il