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Pensioni uomini e donne: modifiche Governo Letta a Legge Fornero tra le desiderate

Modificare le pensioni tra gli impegni del governo. Cosa si dovrebbe fare?



Cambiare l’età pensionabile ed eliminare l’uguaglianza tra uomini e donne: questo ciò che si vorrebbe modificare nel mondo delle pensioni attuale. Se, infatti, la riforma Fornero ha innalzato l’età pensionabile per tutti, a 66 anni, eguagliando uomini e donne, ciò cui al momento di punta è abbassare nuovamente l’età per lasciare il lavoro e permettere alle donne di uscire prima dal lavoro.

Per quanto riguarda la prima modifica, l’ipotesi allo studio del governo è quella avanzata da Cesare Damiano del Pd, che offre ai lavoratori la possibilità di andare in pensione a 62 anni, con 35 anni di contributi ed essere sottoposto ad un sistema di penalizzazioni e incentivi,  a seconda che si lasci il lavoro prima o dopo l’attuale soglia dei 66 anni.

Attualmente, tutte le pensioni liquidate nel settore privato nel primo semestre 2013, è che l’età media effettiva di uscita dal lavoro è di 61,4 anni, uno in più rispetto al 2011, l’ultimo anno prima della riforma Fornero.

Nel settore pubblico la media è appena più bassa, 60 anni e 8 mesi, ma qui quella delle donne è più alta: 61 anni e 7 mesi contro 60 anni e 4 mesi degli uomini.

Per quanto riguarda la situazione donne, rendere paritaria anagraficamente l’uscita dal lavoro di uomini e donne è discriminante e tanti chiedono la revisione di un sistema che penalizza decisamente le donne lavoratrici.

“La riforma delle pensioni va cambiata. Non si possono penalizzare i lavoratori, soprattutto le donne, toccando in particolare chi è stato a casa dal lavoro per farsi carico dell'assistenza di bambini e altri familiari”, secondo l'assessore dell'Emilia Romagna alle Pari opportunità, Donatella Bortolazzi. Posizione condivisa apertamente da Cecilia Carmassi, responsabile Politiche sociali e Lavoro della Segreteria nazionale del PD.

La Carmassi ha detto: “Con la scusa dell'uguaglianza si è operata una profonda ingiustizia . Si è fatto finta di non sapere che le donne sono discriminate in Italia per il carico di cura, per la maternità, che invece di essere una funzione sociale riconosciuta e sostenuta sono stabilmente un fattore di discriminazione, dal ritardo nell'ingresso nel mondo del lavoro, alle interruzioni o sospensioni nella carriera e nella retribuzione, all'abbandono per 'necessità familiari' che spesso condanna le donne a retribuzioni e pensioni più basse”.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il