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Pensioni Governo Letta: come, quando e per chi cambiamenti. A settembre sembra difficile

Situazione pensioni e possibili modifiche: quando saranno approvate dal governo?



La riforma previdenziale attualmente in vigore, quella firmata dall’ex ministro Fornero, che ha innalzato l’età pensionabile per tutti, equiparando peraltro quella tra uomini e donne e creando secondo molti ‘un’ingiustizia sociale’, e creato il nodo esodati, categoria di lavoratori che in seguito all’entrata in vigore delle norme Fornero si è ritrovata senza lavoro e senza pensione, deve essere cambiata.

Il governo settimane fa aveva annunciato modifiche e cambiamenti per la fine dell’estate, ma in molti ritengono sia poco probabile che cambi effettivamente qualcosa in questo tempo, considerando le urgenze di ‘urgenti’ di Imu e Iva che il governo deve risolvere.

Una nuova riforma previdenziale è però importante anche perché può contribuire a risolvere proprio l'impasse degli esodati. Proprio Cesare Damiano del Pd, colui che ha formulato la proposta di un nuovo piano pensioni, ritiene che “C'e un dato che da solo riassume la gravità dell'attuale situazione economica e sociale, quello contenuto nella relazione del 16 luglio scorso del Presidente dell'Inps Antonio Mastrapasqua: dal 2009 al 2011 sono stati impiegati 80miliardi di euro per gli ammortizzatori sociali.

Venti miliardi all'anno, quasi un miliardo e ottocento milioni al mese. Una cifra colossale che spiega come, nonostante la profondità della crisi, ci sia stato un contenimento del conflitto sociale”.

Inoltre: “L'autunno che abbiamo di fronte, segnato da una crescita delle crisi aziendali e della disoccupazione, sarà durissimo. Occorre quindi un cambio di passo nell'azione di governo e una più precisa individuazione delle priorità.

Non possiamo concentrare la nostra attenzione soltanto sull'Imu e sull'Iva, il Paese ha bisogno di risposte su alcuni temi particolarmente urgenti, tra cui la correzione del sistema pensionistico".

Serve, dunque, che qualcosa cambi nel sistema pensionistico e al vaglio ci sarebbe proprio la posposta di Damiano che si basa sulla flessibilità e che dà al lavoratore la possibilità di andare in pensione a 62 con 35 anni di contributi.

Però, per ogni anno di anticipo in cui si va in pensione rispetto alla soglia dei 66 anni, si dovrebbe accettare una riduzione del 2% dell'importo della pensione, per un massimo dell'8%, mentre dall'altro lato si avrebbe un bonus del 2% per ogni anno di ritardo, fino alla soglia massima dei 70 anni.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il