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Pensioni Governo Letta: ultime notizie oggi aggiornate. Modificare intero sistema previdenziale

Come cambiare il sistema previdenziale e risolvere la questione esodati e dei quota 96



Aumento della flessibilità che offre al lavoratore la possibilità di andare in pensione a 62 con 35 anni di contributi e per ogni anno di anticipo in cui si va in pensione rispetto ai 66 anni fissati si dovrebbe accettare una riduzione del 2% dell'importo, che potrebbe raggiungere un massimo dell'8% se per esempio si decide di lasciare il lavoro a 62 anni, previsti anche bonus della stessa misura 2% per ogni anno di ritardo in cui si va in pensione, fino alla soglia massima dei 70 anni.

E’ questa la proposta di modifica alle pensioni di cui si sta maggiormente discutendo, avanzata dall’esponente del Pd, Cesare Damiano, che più volte ha ribadito come, insieme alle questioni urgenti di Iva e Imu su cui il governo si sta concentrando, sarebbe bene pensare effettivamente alla revisione dell’attuale sistema pensionistico che sta creando non pochi problemi, oltre ad aver dato vita anche all’esercito degli esodati.

Nonostante se ne discuta da tempo, è comunque scontro all’interno dell’esecutivo, e non solo, sulle proposte di modifica delle pensioni.

Se per Damiano e il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, la nuova riforma dovrà basarsi su una maggiore flessibilità in uscita, pur con penalizzazioni, cercando anche di risolvere definitivamente la questione esodati, Giuliano Cazzola del Pdl ritiene che la flessibilità possa avere impatto negativo sul lavoratori e costi molto alti, mentre Domenico Proietti, segretario confederale della Uil con delega alle politiche fiscali, ritiene che il sistema flessibile proposto da Damiano penalizzerà i lavoratori e che non dovrebbero esserci altre penalizzazioni oltre quella del sistema contributivo che già di per sè prevede che andando in pensione prima si riceverà un assegno minore.

Dello stesso parere anche l’ex ministro Tiziano Treu, secondo cui il sistema di pensioni flessibili, insieme al metodo contributivo, potrà solo danneggiare i giovani, visto che i giovani lavoratori di oggi lavorano saltuariamente e non riescono a trovare facilmente una collocazione lavorativa e sicura.

Senza considerare il problema del valore degli assegni, ormai diventato troppo basso, la maggior parte degli assegni pensionistici, secondo gli ultimi dati Inps, oscillano tra i 500 e i mille euro, che costringe molti lavoratori ad optare per la previdenza complementare e accedere così ai fondi pensioni che potrebbero garantire in futuro maggiori risorse.

E se nuove misure per cercare di sciogliere una volta per tutte il nodo esodati dovrebbero arrivare a settembre, considerando il problema di quasi 200mila persone ancora in bilico e che rischiano di rimanere senza lavoro e senza pensione, si discuterà anche di eventuali cambiamenti il prossimo settembre o ottobre e per allora il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, ha anche annunciato i primi risultati dell'attività del gruppo di lavoro, messo in campo dal ministero del Lavoro “per sperimentare forme di reddito di inserimento, che non è di cittadinanza, che potrebbero arrivare a settembre”.

Il sottosegretario al Lavoro, Carlo Dell'Aringa, ha infatti comunicato che sono in corso negoziati tra le parti sociali che possono portare a “risultati importanti sulla flessibilità e la sicurezza del lavoro. Questi risultati potranno essere allargati a livello nazionale, nel confronto con le parti sociali”.

E si attendono anche notizie per definire il futuro degli esodati della scuola: si tratta dei cosiddetti pensionandi i quota 96, lavoratori che, nonostante il compimento di 61 anni d'età e il raggiungimento di 35 anni di contributi, non sono andati in pensione a causa dell'introduzione della riforma Fornero che non ha tenuto conto della specificità del comparto scuola.

La proposta perchè questa categoria di lavoratori vada in pensione il 31 agosto, visto che l'anno di riferimento della scuola non è l'anno solare ma, appunto, quello scolastico, dopo essere già stata rimandata, sarà discussa in commissione Bilancio della Camera giovedì 1 agosto 2013.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il