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Pensioni anzianità e vecchiaia: novità che si aspettano da Governo Letta

Come funzionano oggi e come potrebbero cambiare le pensioni di anzianità e vecchiaia



Oggi in Italia si può andare in pensione percorrendo due diverse strade, quella della vecchiaia e quella dell'anzianità, qualsiasi età purché siano stati versati 40 anni di contributi, ma con il requisito dell'età però, in entrambi i casi, che non è fisso, giacchè da questo 2013 varia negli anni a seconda delle speranze di vita.

Per avere la pensione di vecchiaia bisogna raggiungere una età minima e dopo aver versato un periodo minimo di contributi (20 anni). Il requisito richiesto agli uomini è il compimento del 65esimo anno, mentre per le donne, se lavorano nel pubblico impiego l'età minima, a partire dal gennaio 2012 è di 65 anni; mentre se lavorano nel settore privato, a partire dal 2014, l’età aumenterà in modo graduale per raggiungere i 65 anni nel 2026.

Per quanto riguarda l'accesso alle pensioni di anzianità, passa attraverso il meccanismo delle quote, cui si arriva sommando l'età anagrafica con quella contributiva, e dal primo gennaio 2013, la quota è fissata a 97 con l'età minima di 61 anni.

Diverso il caso dei lavoratori autonomi: se fino al dicembre 2012 dovevano raggiungere un'età minima di 61 anni e una quota pari a 97; da gennaio 2013 dovranno avere 62 anni di età e raggiungere quota 98.

Ogni tre anni, inoltre, l'Istat certifica le speranze di vita degli italiani, se queste crescono aumentano automaticamente (per un periodo di uguale durata) anche i requisiti anagrafici richiesti per le persone di anzianità e vecchiaia saranno incrementati di tre mesi.

Le modifiche alle attuali pensioni di anzianità prevedono la possibilità di uscire dal  lavoro, ma solo a fronte di penalizzazioni. Il lavoratore potrebbe infatti lasciare il lavoro a 62 anni, con 35 anni di contributi ma con penalizzazioni graduali. Le penalizzazioni previste dovrebbero essere pari al 2% delle anzianità retributive maturate fino al 31 dicembre 2011 per ogni anno di anticipo all'accesso rispetto alla soglia dei 66 anni di età anagrafica.

Da quest’anno, poi, come accennato, l’età di pensionamento inizia ad adeguarsi al meccanismo della speranze di vita (tre mesi in più) e si potrà lasciare a 62 anni e tre mesi per le dipendenti del settore privato; a 63 anni e nove mesi per le lavoratrici autonome; a 66 anni e 3 mesi per gli uomini dipendenti del settore privato o autonomi.

La pensione di vecchiaia per tutti i lavoratori del settore pubblico e del privato non potrà comunque essere inferiore a 67 anni dal 2021. Le proposte di modifica all’attuale sistema pensionistico partono dallo studio di quella avanzata da Cesare Damiano del Partito Democratico, autore della proposta di legge per una riforma che punta ad un aumento della flessibilità e che dà al lavoratore la possibilità di andare in pensione a 62 con 35 anni di contributi e penalizzazioni per ogni anno di anticipo in cui si va in pensione.

In questo caso, infatti, bisognerebbe accettare una riduzione del 2% dell'importo. Come per le penalizzazioni, questo piano prevede anche incentivi della stessa misura 2% per ogni anno di ritardo in cui si va in pensione, fino alla soglia massima dei 70 anni.

Questa proposta si propone di risolvere anche il problema esodati, modificando la riforma previdenziale Fornero, che ha innalzato l'età del pensionamento.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il