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Pensioni vecchiaia e anzianità: età uscita flessibile e anticipata. I casi allo studio Governo Letta

L'esecutivo e i tecnici ministeriali ancora allo studio di possibili modifiche al sistema previdenziale.



Sono ancora vive le speranze in merito alla possibilità di inserire la quota 96 all’interno della prossima riforma delle pensioni; è ciò che continua a ripetere l’onorevole Manuela Ghizzoni, che ha appena pubblicato una lettera aperta per cercare di dissuadere ancora di più gli scettici, poco convinti nell’attuazione della legge che secondo loro potrebbe provocare conseguenze su tutto il reparto previdenziale.

La quota 96 dovrebbe essere inserita, a meno di sorprese dell’ultimo momento, nella riforma delle pensioni che modificherà e cambierà l’attuale legge Fornero, quella che ha provocato il problema degli esodati a cui il governo Letta sta cercando di porre rimedio.

Le proposte di legge per la modifica della pensione attualmente in Parlamento sono tre, ovvero quelle Damiano, Polverini e Cazzola. Ma il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Giovannini sta prendendo più seriamente in considerazione proprio quella di Cesare Damiano del Pd, che prevede una pensione a 62 anni e con 40 anni di contributi, ma con la possibilità di uscita anticipata con una serie di penalizzazioni graduali.

A sostegno della proposta Damiano si è schierato anche il Pdl con Brunetta e un primo banco di prova ci sarà già il 23 agosto, perché quello stesso giorno potrebbe essere approvato, all’interno del decreto D'Alia, anche il prepensionamento per gli statali e la mobilità per il personale in esubero.

Allo studio del governo, e dei tecnici ministeriali, ci sono però ancora in questi giorni di agosto diversi argomenti: stime di vita, età della pensione di vecchiaia, penalità per la pensione anticipata, regime sperimentale per le dipendenti, equità tra generazioni e i diritti acquisiti e, ovviamente, questione esodati.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il