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Service Tax: nuova tassa casa al posto di Imu. Novità e differenze

Service Tax dal 2014: come funzionerà e polemiche



Entrerà in vigore a partire dal 2014, sostituirà Imu e Tares, sarà riscossa dai Comuni e costituita da due componenti, una che riguarda i rifiuti e una che riguarda servizi indivisibili e la componente della gestione dei rifiuti sarà pagata da chi occupa locali o aree suscettibili di produrre rifiuti urbani, mentre la componente sui servizi indivisibili colpirà proprietari e occupanti e per la determinazione del suo valore di pagamento il Comune potrà scegliere come base imponibile o la superficie o la rendita catastale.

In questo caso il pagamento della tassa sarà a carico sia del proprietario, perché i beni e i servizi pubblici concorrono a determinare il valore commerciale dell'immobile, sia dall'inquilino, che usufruisce dei beni e servizi locali. Funzionerà così la nuova Service Tax.

Per il calcolo della Service Tax, la base imponibile sarà quella dell’Imu, con la rendita originaria dell’immobile rivalutata del 5% e moltiplicata per 160. Per le prime case l’equivalenza di gettito rispetto all’Imu si può ottenere con un prelievo del 2 per mille sul valore immobiliare e, per esempio, per un’abitazione media di classe A3 a Milano si pagherebbe 799 euro, superando nettamente Roma, con 634 euro, ma battuta da Bologna, dove si toccherebbero 861 euro.

L'entrata in vigore della Service Tax sta comunque scatenando non poche proteste e polemiche, soprattutto da parte degli inquilini, tanto che Walter De Cesaris, segretario nazionale dell'Unione inquilini, parla addirittura di ‘tsunami’, sostenendo che “sulla categoria rischia di abbattersi una stangata media da 1.000 euro”.

Sunia, Sicet e Uniat e altre sigle del settore sostengono, invece, che “è inaccettabile scaricare sugli inquilini, anche parzialmente, i costi dell'operazione Imu”, aggiungendo che “la misura avrebbe un effetto moltiplicatore del costo dell'abitazione, con il risultato di aumentare in maniera esponenziale gli sfratti per morosità che lo stesso decreto tenta di arginare”.

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Autore: Marcello Tansini
pubblicato il