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Pensioni precoci e usuranti ultime notizie Governo Letta: mese decisivo è Ottobre

Novità pensioni forse ad ottobre con Legge Stabilità: modifiche per lavoratori usuranti e precoci



La svolta sul nodo pensioni potrebbe arrivare il prossimo mese di ottobre, quando si discuterà della nuova Legge di stabilità. Fino ad allora sembra sia tutto fermo.

Ma a questo pezzo del puzzle, è poi legato il tema degli esodati, quello di regole ad hoc su lavoratori precoci ed usuranti; e le novità di una maggiore flessibilità in uscita, sulla scia della proposta avanzata da Cesare Damiano del Pd, e di un prestito da parte dello Stato per andare in pensione prima, secondo, invece, quanto avanzato dal ministro del Lavoro, Enrico Giovannini.

Secondo quanto illustrato, si tratterebbe di “uno schema, per cui, supponiamo, chi è a due o tre anni dal pensionamento e lascia il lavoro potrebbe per tale periodo ricevere un sostegno economico che poi dovrà ripagare negli anni successivi: una sorta di prestito, senza costi aggiuntivi sul sistema pensionistico”.

Il lavoratore che decide di lasciare il posto prima del raggiungimento dell'età anagrafica attualmente previsto potrebbe, dunque, ottenere un prestito dallo Stato da restituire però negli anni attraverso un successivo taglio del futuro assegno previdenziale. Proposta però da molti respinta.

E lo stesso Damiano dice: “La proposta non ci convince e la mia contrarietà si basa sul fatto che si trasforma un futuro diritto previdenziale in un mero intervento di tipo assistenziale; che pretende addirittura la restituzione di questo acconto quando il lavoratore riceverà la pensione”.

Per i lavoratori precoci e coloro che svolgono lavori usuranti, sarebbe invece necessario pensare a norme ad hoc che regolino tali categorie.

Eguagliare, infatti, a lavoratori precoci o coloro che hanno svolto e svolgono ancora lavori usuranti è stato definito una disuguaglianza che merita necessariamente di essere risolta, considerando che si tratta di persone che hanno iniziato a lavorare a 16 anni, il che significa anche ridurre al minimo, se non addirittura eliminare completamente, le penalizzazioni previste dal piano di uscita flessibile dal lavoro.

Ci sono, infatti, lavori che non possono essere svolti fino ai 65 anni perché ritenuti ‘pesanti’ e penalizzare coloro che da sempre svolgono questi tipi di lavori non sarebbe cosa buona.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il