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Pensioni Governo Letta ultime notizie: modifiche possibili se non cade esecutivo

Modifiche al sistema pensionistico solo se governo tiene: la situazione



Le modifiche alle pensioni tanto auspicate si potranno attuare solo se il governo rimarrà in carica senza cedere. E, considerando le tensioni di queste settimane, molto rimane ancora troppo sul vago.

Se, infatti, la crisi di governo, innescata dall’ultima condanna di Berlusconi, dovesse portare alla sua caduta, ogni nuovo impegno promesso potrebbe venir meno, se, invece, così non fosse, il prossimo mese di ottobre, periodo in cui dovrebbe essere approvata la nuova Legge di Stabilità, potrebbe vedere arrivare novità anche per quanto riguarda il mondo previdenziale.

E così si tornerebbe a parlare di nodo esodati da sciogliere, di necessità di norme ad hoc per lavoratori precoci e usuranti, e della proposta di Cesare Damiano di un sistema di uscita dal lavoro più flessibile.

Questa ipotesi dà lavoratore la possibilità di andare in pensione a 62 anni, con 35 anni di contributi ma a fronte di penalizzazioni graduali per ogni anno di anticipo in cui si lascia il lavoro.

Secondo tale meccanismo, bisognerebbe accettare una riduzione del 2% dell'importo sull’assegno finale per ogni anno di anticipo in cui si esce dal lavoro rispetto all’attuale soglia dei 66 anni. E, come per le penalizzazioni, questo piano prevede anche incentivi della stessa misura 2% per ogni anno di ritardo in cui si va in pensione, fino alla soglia massima dei 70 anni. 

Ma non tutti auspicano modifiche all’attuale sistema pensionistico: secondo il capogruppo del Pdl alla Camera, Renato Brunetta, “Dal punto di vista macroeconomico, il sistema pensionistico italiano, salvo qualche coda su cui si sta lavorando, non solo è in equilibrio, ma rappresenta una delle soluzioni più avanzate rispetto ai parametri europei” e invita il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, a mettere da parte la propria ipotesi di intervento sugli assegni d'oro e prelievi o contributi che colpiscano solo una parte degli assegni pensionistici, cosa che è stata già bocciata dalla Corte Costituzionale come iniqua”.

Scontro anche sull’ipotesi prepensionamento con prestito statale, avanzata dallo stesso ministro Giovannini. Secondo Damiano, “la proposta non ci convince e la mia contrarietà si basa sul fatto che si trasforma un futuro diritto previdenziale in un mero intervento di tipo assistenziale; che si pretende addirittura la restituzione di questo acconto quando il lavoratore riceverà la pensione”.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il