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Pensioni Governo Letta ultime notizie: esecutivo fermo, ma nuove proposte lanciate da Renzi

Sì ad interventi sulle pensioni d’oro: Renzi sul sistema pensionistico



Le tensioni interne al governo, dovute alla decisione da prendere sull’eventuale decadenza di Silvio Berlusconi, richiesta a seguito della sua condanna per frode nell’ambito del processo Mediaset, stanno creando moltissimi rallentamenti di lavoro, a partire dalle tanto agognante modifiche all’attuale sistema pensionistico, da molti richieste, soprattutto per risolvere una volta per tutte la questione esodati.

Tutto è fermo. Ma sono diverse le ipotesi al vaglio da tempo ormai, a partire dal sistema proposto dall’esponente del Pd, Cesare Damiano, che prevede una maggiore flessibilità in uscita.

In particolare, secondo lo schema proposto da Damiano, il lavoratore potrebbe andare in pensione a 62 anni con 35 anni di contributi e un sistema di penalizzazioni, o incentivi, che scatterebbero in base agli anni in cui si decide di lasciare, prima o dopo, rispetto all’attuale soglia dei 66 anni.

Sulla questione pensioni è intervenuto anche Matteo Renzi: “Sulla riforma delle pensioni prenderò dei fischi: è naturale in un Paese che vive 20 anni in più rispetto al passato che si lavori qualche anno in più. Poi è ovvio che occorre differenziare chi sta in miniera da chi fa il politico, ma occhio, loro son sempre gli ultimi ad andare in pensione”.

E ritiene che si possano chiedere interventi sulle pensioni d'oro per dare una mano ai giovani e al lavoro. Renzi ha, infatti, spiegato che ci sono in Italia 450 mila pensioni che vanno da 3500 euro fino a una punta di 92mila euro al mese.

Immediata, a tal proposito, la replica di Renato Brunetta, capogruppo alla Camera del Pdl: “Dopo la sentenza di giugno della Consulta, nessun ulteriore balzello può essere posto a carico di questa o di quella categoria di pensionati. Qualsiasi intervento non può aggirare i parametri giuridici fissati dalla recente sentenza della Corte Costituzionale, secondo cui non sono ammissibili misure che non abbiano un contenuto universale.

Che non riguardino, cioè, l’intero sistema pensionistico. Ne deriva che nessun ulteriore balzello può essere posto a carico di questa o di quella categoria di pensionati”.

Togliere qualcosa alle pensioni d’oro per dare qualcosa ai giovani senza lavoro, potrebbe anche passare. Soprattutto se si considera che in Italia la disoccupazione giovanile sfiora il 40% e l’Inps emette ogni mese circa 300 assegni previdenziali da oltre 24 mila euro lordi.

Ma la proposta a cui sta lavorando il sindaco Matteo Renzi è colpire le super pensioni. Il risultato sarà quello di una stangata per oltre 500 mila italiani che colpirà anche chi riscuote ogni mese poco più di 2mila euro netti.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il