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Decreto pubblica amministrazione 2013 statali: non ci sono vere novità. Una delusione

Le misure del decreto sulle P.A.: cosa cambia davvero



Nuove assunzioni e stabilizzazioni precari, mobilità, pensioni, nuove procedure concorsuali: queste sarebbero le misure previste dal nuovo decreto sulla P.A, misure che sono state comunicate con l’intento di regolarizzare un comparto importante della vita lavorativa italiana ma che, fondamentalmente, non rappresentano una vera e propria svolta.

Si tratta, in realtà, della continuazione delle politiche di contenimento della spesa pubblica che ormai da più di tre anni sistematicamente vengono riproposte, come consulenze, tagli alla spesa pubblica e sulle auto blu; dell'aggiornamento temporale di alcune scadenze legate alla spending review; dell'ennesimo intervento sulla mobilità, che è già stata diverse volte ‘aggiornata’ nei diversi provvedimenti per i contenimento dei costi succedutosi nel corso di questi ultimi anni.

Ciò che viene riportato nel nuovo decreto non è un provvedimento nuovo del tutto, quanto una normativa ad hoc per il comparto della giustizia e per le società partecipate, che concede la possibilità per il personale dirigenziale e non delle PA che presentano situazioni di eccedenza rispetto alle loro dotazioni organiche ridotte del passaggio diretto a domanda presso il ministero della Giustizia.

Questa forma di mobilità è consentita solo fino al 31 dicembre 2014 e solo per quanto riguarda il personale amministrativo. Il passaggio del personale avviene per cessione del contratto di lavoro e ‘previa selezione secondo i criteri prefissati dallo stesso Ministero della giustizia in apposito bando’.

L'intento è quello di sopperire con questa forma di mobilità alle gravi carenze di personale degli uffici giudiziari. Ciò che invece sembra effettivamente cambiare è la gestione dei contratti: il nuovo decreto prevede, infatti, una stretta sui contratti a tempo determinato a favore degli indeterminati, per stabilizzare il lavoro di tantissimi precari, che iniziano a diventare una delle piaghe del nostro Paese.

Eppure anche in questo caso, non si tratta di un via libera alla conversione dei contratti a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato. Perché questo passaggio avvenga, è indispensabile comunque rispettare requisiti particolari.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il