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Pensioni vecchiaia e anzianità Governo Letta:con voto di fiducia ieri cosa potrebbe succedere

Se governo ottiene fiducia allora modifiche alle pensioni certe? Le previsioni



AGGIORNAMENTO: Ieri il Governo Letta ha ottenuto la fiducia e una nuova base e maggioranza politica da cui ripartire. Ecco tutte le novità possibili dei prossimi mesi di Governo su alcune delle questioni più importanti come lavoro, economia, tasse, imu, scuola, esodati trattate nel discorso programmatico di Letta ieri in Parlamento. Potete trovare la nostra analisi, anche sulle pensioni sia in in questo articolo che in altri che stiamo per pubblicare nel corso della giornata di oggi e che troverete in homepage

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Sarà decisiva la fiducia che oggi riuscirà ad ottenere o meno il premier Enrico Letta: decisiva per continuare a dare credibilità al nostro Paese in Europa; decisiva per portare avanti programmi di governo e mantenere le promesse fatte già mesi fa per sostenere lavoratori, occupazione giovanile, cultura, pensionati e pensionandi e le categorie più bisognose.

Se, infatti, il governo riuscirà ad incassare la fiducia, si procederà con la Legge di Stabilità di ottobre, secondo le linee guida annunciate dall’esecutivo già tempo fa, cercando anche, per quanto possibile, di rimodulare l’Iva nonostante l’aumento di un punto percentuale scattato ieri.

Ma il nodo cruciale riguarda esodati e pensioni: per i primi ci si augura vengano una volta per tutte trovate soluzioni definitive in modo da non lasciare senza lavoro e senza pensione migliaia di italiani.

Per le seconde ci si augurano modifiche che punti a sostenere soprattutto determinate categorie di lavoratori, come usuranti e precoci, ed anche le donne, per cui aver equiparato l’età pensionabile a quella degli uomini, oggi fissata ai 66 anni, è stata ritenuta da molti una decisione discriminante.

Ma la proposta di cui si discute maggiormente da mesi, e forse la più plausibile, per apportare modifiche all’attuale impianto pensionistico, e cioè quella che prevede un’uscita più flessibile dal lavoro, avanzata dal presidente della Commissione Lavoro, Cesare Damiano, sembra lontana dal poter essere approvata, nonostante Damiano ritenga che possa contribuire a risolvere anche la questione esodati.

Tale impianto consentirebbe al lavoratore di andare in pensione a 62 anni, con 35 di contributi e un sistema di penalizzazioni e incentivi da dare a seconda degli anni in cui si decide di lasciare prima o dopo il lavoro, rispetto ai 66 anni attualmente da raggiungere.

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Autore: Marcello Tansini
pubblicato il