Spread Btp-Bund e rating Italia dopo Fidicua Governo Letta. Previsioni ora agenzie

Ottima la fiducia per il governo Letta: le opinioni di Moody’s e Standard & Poor’s



Ottenere la fiducia per il governo Letto è stato, per l’agenzia di rating Moody’s, “miglior risultato possibile ma l'instabilità politica dell' Italia è negativa dal punto di vista del rating: le turbolenze dell'ultima settimana mettono in evidenza la fragilità del governo.

Una fragilità che può ritardare le riforme di bilancio e strutturali, con ritardi che possono mettere a rischio la ripresa economica del paese”. Secondo Moody's, il Belpaese non centrerà l'obiettivo europeo di un deficit al 3% nel 2013, e sottolinea che “il governo Letta ha avuto difficoltà a raggiungere accordi sulle riforme fin da quando il suo partito ha formato una coalizione con il Pdl in seguito ai risultati elettorali di febbraio.

Silvio Berlusconi ha detto che le dimissioni dei ministri erano una reazione alla decisione di aumentare l'Iva al 22% dal 21%. L'aumento dell'Iva è stato ritardato da luglio perchè il Pdl aveva chiesto di cancellarlo. Le tensioni fra i partner della coalizione si sono intensificate all'inizio di agosto.

L'Italia è uscita dalla procedura d'infrazione del deficit quest'anno, dopo aver ridotto il deficit al 3% del pil nel 2012 dal 5,5% del pil nel 2009, ma l'instabilità politica ha effetti negativi sulla capacità del governo di procedere con le riforme strutturali e di bilancio”.

E conclude: “Ci aspettiamo che l'Italia non centri l'obiettivo di portare il deficit nel limite europeo del 3%  del pil nel 2013”. Ma Standard & Poor’s avverte: “La crisi non è finita. Preoccupa il legame tra le banche e il debito sovrano”. Secondo Standard & Poor’s, le banche del Belpaese prendono liquidità a basso prezzo dalla Bce e investono i fondi in bond governativi del proprio paese che fruttano rendimenti maggiori.

Il problema sta nel fatto, dice Standard & Poor’s, che così “si crea una spirale che si auto-alimenta: banche vulnerabili in un paese periferico detengono titoli di debito del proprio governo il quale governo potrebbe essere chiamato a iniettare capitale in quei medesimi istituti qualora gli asset in debito sovrano detenuti dai medesimi dovessero registrare pesanti svalutazioni.

Questo bisogno di un nuovo salvataggio delle banche, prosegue il rapporto, potrebbe portare a ulteriori pressioni fiscali e dunque a ulteriori declini dei prezzi dei bond sovrani provocando una catena viziosa di perdite bancarie e di ricapitalizzazioni”.

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di Marcello Tansini pubblicato il