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Pensioni donne e uomini Governo Letta in Legge di Stabilità: modifiche e cambiamenti possibili

Uomini e donne in pensione: le eventuali modifiche con Legge di Stabilità



La Legge di Stabilità di questo mese non dovrebbe contenere eventuali modifiche al mondo delle pensioni, così come auspicato da molti, ma alcuni spiragli si dovrebbero intravedere solo per determinate categorie di lavoratori, come precoci e lavoratori usuranti, ma anche, forse, per le donne: sindacati e diversi esponenti politici hanno, infatti, ribadito più volte come sia stato discriminante equiparare la loro età pensionabile a quella degli uomini, elevandola.

Diverse le proposte in ballo, da quella di una possibilità per gli statali di lasciare il lavoro a 58-60 anni ma con un taglio del 10% dell'assegno e toccherebbe i dipendenti eccedenti le piante organiche dei ministeri che potranno essere messi, in un primo momento, in mobilità e poi prepensionati. In questa fascia rientrano circa 7mila statali per cui varranno le norme previdenziali precedenti la legge Fornero.

Questa soluzione inizialmente era allo studio solo per statali ma potrebbe ora rappresentare il punto di partenza per una riforma più ampia che valga per tutti. In ballo anche una proposta che, mettendo da parte il sistema flessibile proposto da Cesare Damiano, inattuabile per i costi troppo alti che prevede le poche risorse a disposizione, punti su un’altra possibilità di flessibilizzazione con quella idea del reddito minimo avanzata dal ministro del Lavoro, Enrico Giovannini.

Si tratta di una novità che tuteli gli esodati e tutti coloro che hanno perso il lavoro, di età compresa fra i 55 e i 64 anni e prevede un sostegno per chi ha un reddito al di sotto della soglia di povertà. Il reddito minimo si riceverà solo a condizione che ci si attivi seriamente a cercare lavoro; che, nel caso si abbia figli, li si faccia frequentare la scuola e li si porti alle visite di controllo medico. Si parte dal 2014 ma si farà con gradualità.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il