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Pensioni ultime notizie Governo Letta: tutto da rifare in Legge di Stabilità. I motivi

Nuovi interventi su pensioni necessari: se ne riparlerà?



Nonostante l’approvazione della Legge di Stabilità, continua ad essere aperta la partita sulle pensioni. La nuova Manovra non prevede, infatti, alcun intervento per un'uscita più flessibile e anticipata dal lavoro ma solo un blocco della rivalutazione delle pensione e un eventuale contributo di solidarietà sulle cosiddette pensioni d'oro.

Si parla solo, dunque, della rivalutazione delle pensioni che prevede dal 2014 l'indicizzazione al 100% per gli assegni fino a tre volte il minimo, al 90% per lo scaglione di pensione compreso tra tre e quattro volte il minimo, al 75% per lo scaglione tra quattro e cinque volte il minimo e al 50% per gli importi superiori a cinque volte il minimo.

Nessuna rivalutazione per le pensioni che superano le sei volte il minimo (3mila euro lordi). Per quanto riguarda il contributo di solidarietà, esso prevede un prelievo del 5% della parte di pensione tra i 100mila e i 150mila euro lordi l'anno, del 10% per la parte eccedente i 150mila euro, del 15% per la parte eccedente i 200mila euro.

Il prelievo di solidarietà sarà ripetuto per tre anni. Confindustria e sindacati sono critici nei confronti delle misure della nuova Legge di Stabilità, soprattutto per quelle che riguardano il blocco dei contratti e dei turn over, e gli impegni nei confronti della questione esodati, nonché delle pensioni.

Si auspica che eventuali modifiche possano essere portate in discussione in Parlamento. Il governo, attraverso il ministro della Pubblica amministrazione, Gianpiero D'Alia, si è detto, infatti, disponibile a modifiche per quanto riguarda la nuova stretta sui dipendenti pubblici che ha scatenato le polemiche dei sindacati.

Se, infatti, un intervento mirato sulle pensioni c’è ed è lo stop all’adeguamento automatico all’inflazione per gli importi sopra i 3 mila euro lordi al mese, di fatto la mannaia colpisce anche gli stipendi, con i dipendenti pubblici che hanno i contratti bloccati, e i dipendenti privati che tra crisi aziendali e tagli al costo del lavoro difficilmente vedono salire le loro buste paga.

E questo dimostra, ancora una volta, che il governo non è riuscito a fare ciò che aveva promesso, forse sin dal suo inizio, da quando promise un forte riequilibrio fra le generazioni. Che evidentemente ora non c’è.

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Autore: Marcello Tansini
pubblicato il