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Blocco stipendi statali, contratti, pensioni, Tfr: modifiche possibili in Parlamento Legge Stabilità

Lavoro e pensioni: cosa può cambiare con Legge di Stabilità in Parlamento



I sindacati sono sul piede di guerra e hanno già annunciato mobilitazioni e proteste se non verrà fatto qualcosa, Confindustria incita a nuove modifiche: il capitolo della Legge di stabilità dedicata al lavoro, ai tagli, al blocco degli stipendi sta facendo discutere, e non poco, e si auspica che nelle discussioni parlamentari al via oggi qualcosa possa essere modificato.

Il tanto annunciato taglio al cuneo fiscale, che il premier Letta ha definito cuore di questa Legge di Stabilità, si traduce in una revisione delle detrazioni per i dipendenti, che producono un vantaggio massimo di 15 euro al mese per chi dichiara 15mila euro di reddito all'anno e bonus più leggeri man mano che il reddito cresce.

Si tratta di cifre irrisorie che comunque non potranno avere un impatto sui bilanci e la capacità di spesa delle famiglie e quindi sul rilancio dei consumi interni. La richiesta giunta da diversi versamenti è di rivedere l'intervento.

Nessun miglioramento neanche per quanto riguarda stipendi e contratti: la Legge di Stabilità ha, infatti, confermato per l'anno prossimo il congelamento dei rinnovi contrattuali e dei trattamenti economici individuali, che di conseguenza rimarranno bloccati per il quinto anno consecutivo. Inoltre, ha stabilito il congelamento anche dell'importo dell'indennità di vacanza contrattuale fino al 2017.

E nulla di buono si prospetta all’orizzonte. C’è poi il capitolo pensioni: molti chiedono modifiche all’attuale sistema pensionistico, modifiche che non sono presentate in prima battuta, come auspicato, ma necessarie, soprattutto per risolvere questioni cruciali come quella degli esodati, o di precoci e usuranti. Con la Legge di Stabilità cambiano anche le regole di trattamento per il Tfr.

Dal prossimo anno, infatti, saranno più lunghi i tempi per avere il Tfr, il trattamento di fine rapporto e ci sarà una suddivisione in nuove rate a seconda dell’importo spettante in caso di cessazione dell’attività lavorativa.

Se prima infatti il Tfr veniva riscosso entro 6 mesi, ci vorranno ulteriori 6 messi, arrivando così a 12 mesi e cioè a un anno dalla cessazione dal rapporto di lavoro. Anche in questo caso sono richieste modifiche in Parlamento, perché la suddivisione in tranche dell’erogazione del Tfa non è piaciuta.

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Autore: Marcello Tansini
pubblicato il