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Banche italiane e non solo a rischio per nuovi controlli Ue. Interviene Draghi. Strategia Germania

Nuove regole Ue per controlli banche: Draghi risponde con una lettera



In arrivo per le 130 banche più grandi dell'eurozona nuovi criteri per l’analisi dei loro bilanci che la Banca centrale europea utilizzerà a partire dal 2014, per stabilire quali abbiano bisogno di iniezioni di nuovo capitale.

I primi elementi di un esercizio che, ha detto il presidente della Bce Mario Draghi, dovrà essere “trasparente e rigoroso per essere credibile”, cominciano a emergere. Secondo quanto sostenuto da Draghi, la Bce è consapevole che è essenziale ristabilire la fiducia nel sistema bancario, senza la quale la ripresa resterà frenata dalla scarsità di credito.

Il giorno tanto atteso è mercoledì, sarà allora che la Bce pubblicherà una lista preliminare delle banche da esaminare, nella quale rientreranno circa 130 istituti, di cui 15 italiani, con un bilancio superiore ai 30 miliardi di euro.

La cosiddetta ‘valutazione complessiva dei bilanci’ si baserà su tre elementi: una valutazione generale del rischio, una revisione della qualità dell'attivo (Aqr), cioè una fotografia della situazione esistente, e uno stress test, per giudicare la capacità dei singoli istituti di sopportare situazioni di shock, come una nuova recessione o un forte aumento dei tassi d'interesse.

Ma il presidente della Bce ritiene 'pericolose' le nuove regole europee sui bilanci degli istituti di credito: questo quanto emerge da una lettera scritta alla Commissione di Bruxelles lo scorso mese.

Circa 150 banche europee stanno per passare al setaccio dei regolatori sotto l'ombrello della Bce, fra cui le italiane Unicredit, Intesa Sanpaolo e Mps, Credito Valtellinese. L’operazione partirà a inizio 2014 e dovrebbe durare un anno.

Il compito di vigilare su quegli istituti andrà alla Bce e se risulteranno mal gestite, le conseguenze di questa verifica rischiano riportare in recessione intere economie o rendere insostenibile il debito dei Paesi più fragili. Tutto dipende da come si svolgerà l'analisi e da come le banche potranno rafforzare il capitale se la Bce le obbligherà a farlo.

Secondo fonti, la lettera di Draghi a Bruxelles vuole trasmettere il messaggio secondo cui bisogna evitare di imporre perdite a chi ha investito in obbligazioni delle banche, almeno per il momento, se ciò può destabilizzare il sistema finanziario in Europa.

L'idea che gli istituti di credito si rafforzino semplicemente rinnegando parte dei loro debiti nasce dalla Germania. Sarebbe una cancellazione del valore di certi bond, che così di fatto andrebbero in insolvenza.

La Commissione europea, facendo propria questa idea, in un documento di tre mesi fa, ha stabilito una regola: prima che una banca in difficoltà possa rafforzare il capitale tramite un aiuto di Stato pagato dai contribuenti, deve esserci il coinvolgimento dei creditori privati; i più esposti fra questi, i cosiddetti creditori subordinati, devono rinunciare al rimborso dei bond nei quali hanno investito. E come per loro, lo stesso procedimento varrebbe per gli azionisti.

Il presidente della Bce non è contrario a far pagare i creditori, ma teme che imporre ora perdite sui bond, potenzialmente per decine di banche europee allo stesso tempo, possa destabilizzare i mercati.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il