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Pensioni Governo Letta ultime notizie:uscita 62 anni e 35 anni di contributi. Ritorno possibile

In pensione prima con prestito statale? Torna l’idea del ministro Giovannini



Il risultato è stato chiaro: nessun cambiamento nella Legge di Stabilità 2013-2014, approvata dal Consiglio dei Ministri, per le modifiche alle pensioni di uomini e donne auspicate in questi mesi da lavoratori e sindacati.

Previste nella nuova Manovra solo disposizioni per le rivalutazioni dal 2014 degli assegni, ad eccezione di coloro che percepiscono una pensione superiore ai 3 mila euro. Per queste pensioni non è previsto l'adeguamento al costo della vita nel prossimo anno.

Secondo quanto stabilito, infatti, dal 2014 l'indicizzazione sarà al 100% per gli assegni fino a tre volte il minimo, al 90% per lo scaglione di pensione compreso tra tre e quattro volte il minimo, al 75% per lo scaglione tra quattro e cinque volte il minimo e al 50% per gli importi superiori a cinque volte il minimo.

Previsto, poi, sulle pensioni dei più ricchi con un contributo di solidarietà finalizzato al ‘mantenimento dell'equilibrio del sistema pensionistico’. Il contributo di solidarietà dovrebbe prevedere un prelievo del 5% della parte di pensione tra i 100mila e i 150mila euro lordi l'anno, del 10% per la parte eccedente i 150mila euro, del 15% per la parte eccedente i 200mila euro.

Il prelievo di solidarietà sarà ripetuto per tre anni. In realtà, già qualche giorno prima che la nuova Manovra venisse approvata, il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, aveva annunciato che la Legge di Stabilità non avrebbe contenuto alcuno stravolgimento all’attuale impianto pensionistico, e rifiutando dapprima l’ipotesi di un’uscita flessibile dal lavoro, avanzata da Cesare Damiano, che avrebbe dato al lavoratore la possibilità di lasciare prima a 62 anni, con 35 anni di contributi e un sistema di penalizzazioni e incentivi, a seconda dell’età in cui si sarebbe deciso di andare in pensione, se prima o dopo, l’attuale soglia dei 66 anni, ora lo stesso ministro torna ad aprire spiragli.

E l’idea di andare in pensione a 62 anni con 35 di contributi, se inizialmente era stata scartata perché troppo onerosa nei costi, ora potrebbe tornare con l’ipotesi del ministro Giovannini del prestito statale, in quanto questo sistema non renderebbe molto oneroso il meccanismo.

Spiegando questo prestito statale, il ministro ha parlato di “uno schema per cui, supponiamo, chi è a due o tre anni dal pensionamento e lascia il lavoro potrebbe per tale periodo ricevere un sostegno economico che poi dovrà ripagare negli anni successivi: si tratterebbe di una sorta di prestito, senza costi aggiuntivi sul sistema pensionistico”.

In base a questo meccanismo, i lavoratori potranno anche lasciare il posto prima del raggiungimento dell'età anagrafica previsto dall’attuale legge Fornero, ottenendo dallo Stato (probabilmente dall'Inps) un anticipo in forma di prestito della loro pensione, da restituire però negli anni attraverso un successivo taglio del futuro assegno previdenziale.

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Autore: Marcello Tansini
pubblicato il