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Pensioni uomini e donne Governo Letta: età uscita anticipata cambia per militari.Grande agevolazione

Italia richiamata da Ue ma novità per militari: cosa cambia



Uomini e donne in attesa di sapere che ne sarà del loro futuro pensionistico dopo l’ultimo monito della Commissione europea, che puntato il dito contro l’Italia sulla questione pensione uomini e donne.

Aver equiparato l’età pensionabile tra uomini e donne con la nuova riforma definita dall’ex ministro Fornero che fissa a 66 anni la soglia di uscita dal lavoro per tutti, infatti, non è bastato.

La Commissione europea ha deciso comunque di aprire una procedura d'infrazione contro l'Italia a causa della norma che fissa una differenza tra uomini e donne negli di anni di contributi necessari per ottenere il pensionamento anticipato, nuovi calcoli hanno stabilito che gli effetti della Legge di Stabilità 2013-2014 saranno pesanti, da un punto di vista fiscale, sui pensionati.

La norma contestata è la legge 214 del 2011, in base alle quali gli anni minimi di contribuzione per ottenere la pensione prima di arrivare all’età massima sono stati fissati in 41 e 3 mesi per le donne e 42 e 3 mesi per gli uomini. La norma italiana andrebbe contro l'articolo 157 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea che stabilisce la parità di trattamento tra uomini e donne.

E mentre si pensa ad elevare ancora l’età pensionabile di questa categoria di lavoratori, arrivano novità per i militari, che potrebbero avere la possibilità di mettersi a riposo a 50 anni conservando l'85% della retribuzione.

Secondo quanto definito, infatti, da un provvedimento contenuto nei decreti attuativi della legge n. 244 del 2012 ideato da Giampaolo Di Paola, ex-ministro della difesa nel governo Monti, che ha messo in cantiere la riforma delle Forze Armate, per ridurre di 35mila unità l'organico militare in tutto il paese, Di Paola ha previsto la possibilità di effettuare parecchi prepensionamenti ma anche di ricorrere all'esenzione dal servizio, che consentirà a molti militari di congedarsi dal lavoro con dieci anni di anticipo, cioè a 50 anni invece che a 60, mantenendo buona parte della retribuzione.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il