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Pensioni Governo Letta ultime notizie: uscita prima anche per altre categorie non solo militari

Situazione controversa nel mondo delle pensioni: età uscita lavoro ingiusta per alcune categorie



La Legge di stabilità, invece che rappresentare una possibilità di modifica in senso positivo per molti, rischia di trasformarsi in un vero e proprio errore di formulazione, soprattutto per quanto riguarda il capitolo pensioni.

Mentre infatti nei mesi precedenti si sono susseguite richieste di interventi volte a migliorare la condizione pensionistica di determinate categorie di lavoratori, come esodati, precoci ed usuranti, che in seguito all’entrata in vigore delle nuove norme definite dall’ex ministro Fornero, si sono ritrovati in condizioni complesse, oggi le uniche notizie contenute nella Legge di stabilità in merito riguardano esclusivamente il blocco della rivalutazione delle pensioni alte e un eventuale contributo di solidarietà che dovrebbe essere versato da chi riceve pensioni d’oro.

Nessun accenno, dunque, alla possibilità di un’uscita più flessibile dal lavoro, come proposto mesi fa da Cesare Damiano, e nessuna notizia circa il valore degli assegni, in alcuni casi da rimpolpare, considerandone la ‘scarsità’.

L’ultima notizia ora riguarda l’ennesima ingiustizia sociale che sta per perpetrarsi e vale a dire la possibilità per i militari di mettersi a riposo a 50 anni conservando l'85% della retribuzione, secondo quanto definito da un provvedimento contenuto nei decreti attuativi della legge n. 244 del 2012 avanzato da Giampaolo Di Paola, ex-ministro della difesa nel governo Monti.

Per ridurre di 35mila unità l'organico militare in tutto il paese, Di Paola ha previsto la possibilità di prepensionamenti e di ricorrere all'esenzione dal servizio, che consentirà a molti militari di congedarsi dal lavoro con dieci anni di anticipo, rispetto a quanto prevede la legge (cioè a 50 anni invece che a 60) e conservando l’85% della retribuzione.

Ma questo provvedimento di pensione anticipata non tocca solo i militari: anche attori, ballerini, cantanti e sportivi possono infatti andare in pensione prima dell’attuale soglia fissata a 66 anni. Per gli attori professionisti, è possibile congedarsi dal lavoro (con i requisiti di vecchiaia) a 63 anni per gli uomini e a 58 anni per le donne.

Dal 2014, l'età sale a 64 anni per i maschi mentre per le attrici è previsto un innalzamento fino alla soglia dei 64 anni in maniera graduale, entro il 2022. I cantanti, nel 2014, andranno in pensione a 61 anni, un anno in più rispetto allo scorso anno, ma sempre sotto la soglia dei 66 anni.

Stesso discorso per i ballerini per cui nel prossimo 2014 l’età pensionabile crescerà di 12 mesi, da 45 a 46 anni, anche la soglia minima di età per il pensionamento dei ballerini; e gli sportivi che da gennaio prossimo potranno congedarsi dal lavoro a 53 anni (contro i 52 degli anni scorsi) mentre le donne avranno un innalzamento da 47 a 53 anni entro il 2022.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il