Pensioni usuranti e precoci Governo Letta: emendamenti aboliti, rimasti e ancora misteriosi

Non ci saranno cambiamenti per precoci e usuranti: le questioni ancora aperte



Dimenticata ormai l’ipotesi di una no tax area per una soglia di reddito inferiore a 12.000 euro, sembrano essere svanite anche le speranze di lavoratori precoci ed usuranti di vedersi riconosciute ‘agevolazioni’ nell’andare in pensione.

Mesi fa sindacati e associazioni avevano chiesto al governo di valutare, per queste categorie di lavoratori, la possibilità di farli andare in pensione con le vecchie regole, quelle cioè antecedenti l’entrata in vigore delle nuove norme definite dall’ex ministro Fornero che, nello stilare la sua riforma pensionistica, non ha tenuto conto della specificità di alcuni comprati lavorativi, come quello della scuola, dando vita, per esempio, all’ancora aperta questione dei pensionandi di Quota 96.

Considerati anch’essi usuranti, si tratta di lavoratori che, nonostante il compimento di 61 anni d'età e il raggiungimento di 35 anni di contributi, non sono andati in pensione a causa della legge Fornero che non ha tenuto conto della specificità del comparto scuola, per la cui il raggiungimento dell’anno per la pensione è fissato al 31 agosto, visto che l'anno di riferimento della scuola non è l'anno solare ma, appunto, quello scolastico.

Per le eventuali modifiche alle pensioni ci sarebbe, però, ancora in discussione lo stop all'aumento dal 27 al 28% dell'aliquota contributiva per le partite Iva, misura che però tornerebbe il prossimo anno; l’ipotesi di sostituire la cassa integrazione in deroga con la possibilità di ricevere già a 62 anni, in anticipo rispetto alle disposizioni in vigore con la legge Fornero, la pensione anticipata; la possibilità per i militari dell'esercito di congedarsi a 50 anni, cioè 10 anni prima della soglia attualmente prevista per l’uscita dal lavoro, con l'85% dello stipendio e con il diritto alla pensione piena; un’ulteriore stretta sulle pensioni d’oro, per abbassare la soglia che fa scattare il contributo, dagli attuali 150mila euro a 90mila euro e, allo stesso tempo, prevedere un graduale incremento della percentuale applicata (attualmente è al 5%).

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di Marianna Quatraro pubblicato il