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Pensioni donne e uomini: nessun cambiamento ufficiale in Legge Stabilità approvato

Si attende fiducia alla Legge di Stabilità: emendamenti a rischio e nessuna novità per pensioni uomini e donne



Se tutto tace per quanto riguarda modifiche pensionistiche per lavoratori precoci ed usuranti e per quanto riguarda l’uscita dal lavoro di uomini e donne, in realtà sembrano a rischio tutti gli emendamenti presentati alla nuova Legge di Stabilità, che si appresta e ricevere il voto di fiducia.

La commissione Bilancio del Senato ha concluso, infatti, questa notte i lavori sulla Legge di Stabilità, senza però riuscire a nominare un relatore, anche a causa dell'ostruzionismo di Forza Italia e Lega Nord, e questa mattina sarà la conferenza dei capigruppo a decidere sull'iter del provvedimento.

E sul sito del Senato si legge ‘Al termine della seduta, il presidente (della commissione Antonio) Azzollini, stante l'ingente numero di emendamenti ancora da esaminare, ha preso atto dell'impossibilità di concludere l'esame in Commissione dei documenti di bilancio, e che pertanto rappresenterà all'Assemblea lo stato dei lavori della Commissione’.

Ieri il governo ha annunciato che sulla legge porrà la questione di fiducia e, secondo il calendario di Palazzo Madama, il provvedimento deve essere approvato entro questa sera, anche perché per domani è fissato il voto sulla decadenza da senatore dell'ex premier Silvio Berlusconi, condannato per frode fiscale.

Tornando alla questione pensioni e situazione per uomini e donne, equiparata l’età pensionabile per tutti, fissata a 66 anni dall’ex ministro Fornero, sembra che il governo non abbia recepito il monito della Commissione europea, che qualche settimana ha deciso di aprire una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia a causa della disparità di trattamento contributivo di genere, tra uomini e donne, per il pensionamento anticipato.

La norma italiana contestata andrebbe contro l'articolo 157 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea che stabilisce la parità di trattamento tra uomini e donne e che, nel Belpaese, prevede gli anni minimi di contribuzione a 41 e 3 mesi per le donne e 42 e 3 mesi per gli uomini. Non cresceranno, dunque i requisiti per la pensione anticipata delle donne, come sembra che non si avranno, ancora, risposte certe su esodati e Quota 96 per esempio. Tutto, dunque, rimane in alto mare e saranno tantissimi i pensionati italiani che risentiranno del poco impegno del governo in merito.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il