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Pensioni Governo Letta ultime notizie: cambiamenti possibili in secondo voto fiducia Legge Stabilità

Ancora speranze per modifiche pensioni in ultimo passaggio Legge di Stabilità alla Camera: saranno possibili?



L’approvazione della Legge di Stabilità, che ha ottenuto la fiducia al Senato, non ha apportato alcuna modifica sostanziale al mondo delle pensioni, come auspicato. Nessun intervento a favore di determinate categorie di lavoratori, come precoci, usuranti, esodati, Quota 96, ma solo misure per il contributo sulle pensioni d'oro che, secondo quanto stabilito, partirà dal 6% per la parte eccedente quattordici volte il trattamento minimo Inps, cioè per gli assegni superiori ai 90.000 l'anno circa, e salirà fino al 18%, per la parte eccedente trenta volte il trattamento minimo Inps, cioè oltre 193.000 euro circa all'anno.

Altra misura confermata è quella che per il prossimo triennio riguarda la rivalutazione piena dei trattamenti pensionistici: è stato, infatti, stabilito che tale meccanismo sarà valido solo fino a tre volte l'importo minimo (1.443 euro lordi al mese) mentre sarà limitata al 90% per gli assegni di importo superiore a tre volte ma inferiore o pari a quattro volte l'assegno Inps. L'adeguamento al costo della vita sarà limitato al 75% per gli importi superiori a 4 volte ma inferiori o pari a 5 volte il minimo.

Le pensioni di importo superiore a 2.405 euro (valore Inps 2013) subiranno una rivalutazione dimezzata poiché è previsto un adeguamento al 50% dell'indice Ipca. Confermata, infine, per il prossimo anno la stretta per gli importi superiori a sei volte il trattamento minimo (oggi 2.886 euro) poiché i beneficiari non si vedranno attribuire alcun beneficio.

Le modifiche sull'indicizzazione delle pensioni arriveranno nel passaggio del ddl stabilità alla Camera, secondo quanto assicurato dal viceministro all'economia, Stefano Fassina. “Non siamo riusciti a intervenire per migliorare le indicizzazioni delle pensioni. È un impegno che il governo conferma e che cercheremo di portare avanti alla camera”. Nessuna novità, invece, per l'uscita anticipata a 62 anni e 40 anni di contributi, anche se si perde il lavoro o per gli esodati. E le ultime speranze sono ora riposte nell’ennesimo passaggio, l’ultimo, della Manovra alla Camera.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il