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Pensioni usuranti e precoci Governo Letta: nessuna modifica in Legge Stabilità ma Ocse li vuole

Nessuna novità per precoci, usuranti ed esodati ma forte allarme Ocse su pensioni



Mentre lavoratori precoci ed usuranti sono stati delusi dalle misure contenute nella Legge di Stabilità sulle pensioni, nessuna delle quali tocca direttamente queste determinate categorie di lavoratori, per le quali più volte era stata chiesta la possibilità di andare in pensione con le vecchie regole, arriva un nuovo allarme dall’Ocse proprio sulla condizione di lavoratori e pensioni in Italia.

Sembra, infatti, che i giovani italiani che oggi hanno un lavoro precario rischiano di ritrovarsi poveri da anziani: l’Ocse lancia l’allarme nel suo ultimo rapporto sui sistemi previdenziali, che pur promuovendo il passaggio al metodo contributivo invoca ulteriori aggiustamenti per tener conto delle evoluzioni del mondo del lavoro.

L’organizzazione ha spiegato che ‘La riforma del dicembre 2011 è stata un passo importante per garantire la sostenibilità finanziaria della previdenza italiana sul lungo termine, stabilizzando all’orizzonte 2050 una spesa che resta comunque tra le più elevate al mondo, intorno al 15% del Pil (contro una media Ocse del 7,8%).

Ma il suo metodo di calcolo della pensione, strettamente legato alla quantità di contributi versati, è molto svantaggioso per chi, come molti giovani oggi, si trova a vivere carriere intermittenti, lavori precari e mal retribuiti’. Problema accentuato dal fatto che in Italia non esiste una forma di pensione sociale complementare per i redditi più bassi, e dallo scarso sviluppo dei piani pensionistici privati (la cui copertura a fine 2010 era ferma al 13,3% della popolazione).

Di conseguenza, secondo l’Ocse, ‘l’adeguatezza dei redditi pensionistici potrà essere un problema» per le future generazioni, che si ritroveranno ben più esposte al rischio povertà in vecchiaia dei loro predecessori.

Anche perché l’innalzamento dell’età pensionabile non è finora corrisposto un effettivo aumento dell’età effettiva di uscita dal mondo del lavoro, che in Italia resta ben inferiore alla media Ocse, a 61,1 anni per gli uomini e 60,5 anni per le donne. Basso anche il tasso di partecipazione al mercato del lavoro della fascia di età tra 55 e 64 anni, che nonostante un aumento di quasi 13 punti percentuali tra il 2000 e il 2012 resta fermo al 40,4%’.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il