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Pensioni anzianità e vecchiaia Governo Letta: modifiche nulle in Legge Stabilità ma Ocse le vuole

Ocse lancia allarmi pensioni in Italia: possibili ulteriori modifiche alla Camera per nuova Legge Stabilità?



Non solo secondo un recente rapporto sui sistemi previdenziali, l’Italia ne è uscita decisamente a pezzi, con i suoi pensionati fra i più tartassati di tasse in Europa e assegni decisamente bassi rispetto alla media europea, ora, con le richieste di modifica all’attuale sistema pensionistico che non sono state approvate nella nuova Legge di Stabilità, il nuovo allarme sulla situazione previdenziale del Belpaese arriva dall’Ocse.

Secondo l’organizzazione, infatti, ‘In Italia, l'adeguatezza dei redditi pensionistici potrà essere un problema per le generazioni future e i lavoratori con carriere intermittenti, lavori precari e mal retribuiti sono più vulnerabili al rischio di povertà durante la vecchiaia’. In pratica significa che i precari di oggi potrebbero diventare i poveri di domani.

L’Ocse, in particolare, punta il dito contro il metodo contributivo, esteso per tutti dalla legge Fornero in vigore dallo scorso anno, e l'assenza di pensioni sociali. Probabilmente per ovviare a questa situazione di malcontento e di futuro decisamente incerto, sarebbe stato meglio approvare qualche misura, quanto meno per le categorie più particolari di precoci e usuranti. Ma così non è stato, come non si è discusso della proposta di sostituire la cassa integrazione in deroga andando in pensione a 62 anni, in anticipo rispetto all’attuale soglia dei 66 anni.

Si spera ancora nell’ultimo passaggio alla Camera per eventuali modifiche alla Legge di Stabilità sulle pensione, ma le aspettative che qualcosa cambi davvero sono davvero poche.

Al momento, comunque, gli unici interventi sulle pensioni riguardano il contributo sulle pensioni d'oro che, partirà dal 6% per la parte eccedente quattordici volte il trattamento minimo Inps, cioè per gli assegni superiori ai 90.000 l'anno circa, e salirà fino al 18%, per la parte eccedente trenta volte il trattamento minimo Inps, cioè oltre 193.000 euro circa all'anno; è quello che per il prossimo triennio riguarda la rivalutazione piena dei trattamenti pensionistici: essa, infatti, valida solo fino a tre volte l'importo minimo (1.443 euro lordi al mese) mentre sarà limitata al 90% per gli assegni di importo superiore a tre volte ma inferiore o pari a quattro volte l'assegno Inps.

Confermata, infine, per il prossimo anno la stretta per gli importi superiori a sei volte il trattamento minimo (oggi 2.886 euro) poiché i beneficiari non si vedranno attribuire alcun beneficio.
 
 

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il