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Pensioni Governo Letta ultime notizie: il punto della situazione aggiornato settimana

Nuovo allarme Ocse sulle pensioni italiani: le modifiche della Legge di Stabilità e le misure sfumate



I precari di oggi saranno i poveri di domani: la previsione arriva dall’Ocse, che sostiene che in Italia ‘l’adeguatezza dei redditi pensionistici potrà essere un problema per le generazioni future e i lavoratori con carriere intermittenti, lavori precari e mal retribuiti sono più vulnerabili al rischio di povertà durante la vecchiaia’.

Nel suo rapporto sulle pensioni, l’organizzazione accusa il metodo contributivo e l’assenza di pensioni sociali, che attenuano ‘il rischio di povertà degli anziani. Infine, il pilastro pensionistico privato non è ancora ben sviluppato. In seguito all’introduzione del meccanismo d’iscrizione automatica ai piani pensionistici privati nel 2007, la loro copertura raggiungeva solo il 13,3% della popolazione in età lavorativa alla fine del 2010’.

Secondo l’Ocse, “l’aumento dell’età pensionabile non è sufficiente per garantire che le persone rimangano sul mercato del lavoro, soprattutto se esistono meccanismi che consentono ai lavoratori di lasciare il mercato del lavoro in anticipo”. E se sulle pensioni l’Italia non viaggia bene, le cose non vanno meglio per quanto riguarda i salari: in media, nel nostro Paese, nel 2012 un lavoratore ha percepito 28.900 euro, pari a 38.100 dollari: una cifra che si attesta al di sotto dei 42.700 dollari medi dell’area Ocse. Peggiore il confronto con le retribuzioni svizzere (94.900 dollari) e norvegesi (91 mila dollari).

Secondo il segretario generale dell’Ocse Angel Gurrìa, “Alzare l’età pensionabile e promuovere le pensioni private sono tutti passi nella giusta direzione, ma da soli non sono sufficienti. I governi devono considerare l’impatto a lungo termine sulla coesione sociale, la disuguaglianza e la povertà. Assicurare tutti hanno un tenore di vita dignitoso, dopo una vita di lavoro dovrebbe essere al centro delle politiche”. Coloro che hanno un reddito basso riceveranno in pensione circa il 70% dei loro guadagni nell’intera carriera.

Ma chi rientra nella fascia di reddito media riceverà solo circa il 54% dei guadagni al momento del pensionamento, con il rischio di un forte calo del tenore di vita; e chi riceve redditi alti avrà solo il 48% dei loro guadagni, ma sono meno vulnerabili a causa di maggiori risparmi personali e investimenti.

Dito puntato, dunque, contro l’attuale sistema previdenziale, per cui il governo Letta aveva promesso, sin dall’inizio del suo mandato, modifiche che in realtà non sono arrivate neppure con la Legge di Stabilità. Nessun intervento, come richiesto da mesi, per precoci e usuranti; nessuna soluzione definitiva per gli esodati; nessuna uscita anticipata, a 62 anni, per chi rimane senza lavoro; e blocco per l’uscita anticipata, a 50 anni invece che a 60, anche per i militari.

Gli unici interventi definiti sulle pensioni dalla Legge di Stabilità che ha incassato la fiducia al Senato riguardano il contributo sulle pensioni d'oro, che partirà dal 6% per la parte eccedente quattordici volte il trattamento minimo Inps, (per gli assegni superiori ai 90.000 l'anno circa) e salirà fino al 18%, per la parte eccedente trenta volte il trattamento minimo Inps (oltre 193.000 euro circa all'anno); la rivalutazione piena, per il prossimo triennio, dei trattamenti pensionistici valida solo fino a tre volte l'importo minimo (1.443 euro lordi al mese) mentre sarà limitata al 90% per gli assegni di importo superiore a tre volte ma inferiore o pari a quattro volte l'assegno Inps.

Le pensioni di importo superiore a 2.405 euro (valore Inps 2013) subiranno una rivalutazione dimezzata poichè è previsto un adeguamento al 50% dell'indice Ipca.
 

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il