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Pensioni donne e uomini Governo Letta: Fornero esalta suo Decreto, ma modifiche chieste da Ocse

Possibili interventi su pensioni di uomini e donne? Non se ne parla e la Legge di Stabilità arriva alla Camera



“Col senno di poi, potrei dire che cambierei la riforma, rendendo meno complessa la regolamentazione” e precisa che “Il rammarico più grande è di non aver portato a termine la delega sui servizi per l'impiego”: così diceva l’ex ministro del Lavo, Elsa Fornero, qualche settimana. Poi, qualche giorno fa in un nuovo intervento sul suo lavoro sulle pensioni, ha specificato: “Nelle stesse circostanze e con le stesse informazioni, oggi rifarei le stesse cose per il bene dell'Italia. Le sottovalutazioni sono dipese da informazioni inadeguate. Mi assumo la responsabilità dell'errore. Ma con quella riforma l'Italia si è salvata. Forse il vero errore è stato non essere riusciti a spiegarci.

Le riforme non nascono in laboratorio. Quella sul mercato del lavoro era una promessa: è stata giudicata prima che potesse dispiegare qualche effetto. Sulle pensioni era necessario dare una risposta credibile ai mercati in tempi rapidi. Il malato era terminale. Ho domandato: quanto tempo ho? Venti giorni, anche meno.

Da studiosa, le idee le avevo abbastanza chiare. Poi ho capito la differenza fra avere le idee chiare e dover prendere decisioni sulla vita delle persone”. E se l’Ose qualche giorno fa ha lanciato un nuovo allarme sull’andamento dell’attuale sistema previdenziale italiano, sottolineando che ‘In Italia, l'adeguatezza dei redditi pensionistici potrà essere un problema per le generazioni future e i lavoratori con carriere intermittenti, lavori precari e mal retribuiti sono più vulnerabili al rischio di povertà durante la vecchiaia’ e chiedendo modifiche al metodo contributivo e all'assenza di pensioni sociali, con la definizione delle misure approvate nella Legge di Stabilità che ha ottenuto la fiducia al Senato, e ora si appresta ad arrivare alla Camera, è tramontata anche l’ipotesi di sostituire la cassa integrazione in deroga andando in pensione a 62 anni, in anticipo rispetto all’attuale soglia dei 66 anni, e di apportare modifiche al sistema per quanto riguarda la differenza di trattamento contributivo fra uomini e donne.

Sembra, infatti, che il governo non darà seguito al monito della Commissione europea che tempo fa ha puntato il dito contro l’Italia a causa della disparità di trattamento contributivo di genere, tra uomini e donne, per il pensionamento anticipato. La norma italiana contestata andrebbe contro l'articolo 157 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea che stabilisce la parità di trattamento tra uomini e donne e che, nel Belpaese, prevede gli anni minimi di contribuzione a 41 e 3 mesi per le donne e 42 e 3 mesi per gli uomini.
 

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il