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Conti deposito: bollo con nuova tassa al 33%. Banche possono modificare contratti. Cosa fare

Aumentano le imposte di bollo sui conti deposito e arrivano modifiche dalle banche



La nuova Legge di Stabilità ha stabilito anche per il 2014 un aumento delle spese di bollo per i prodotti finanziari, a partire dai conti deposito. Se, infatti, con l’ex governo Monti l’imposta di bollo su tali prodotti era già salita dallo 0,10% allo 0,15% annuo, con la nuova Legge di Stabilità sale ancora dallo 0,15% allo 0,20%, sulle somme depositate, con un minimo di 34,2 euro.

Significa una stangata del 33% dell’imposta. Nonostante questo ulteriore rialzo, che però inizierà a ‘colpire’ dal prossimo anno, i conti deposito continuano ad essere ritenuti prodotti sicuri, perché assicurati dal fondo interbancario di tutela dei depositi, e capaci comunque di garantire rendimenti.

Già quest’anno erano stati diversi gli istituti che per non gravare troppo sui clienti si accollavano il pagamento dell’imposta di bollo, ma oggi non sono molte le banche italiane che riescono ad offrire ai propri clienti l'esonero dal pagamento dell'imposta di bollo, di cui si fanno talvolta esse stesse carico.

Secondo le prime notizie, nel 2014 si faranno carico dell’imposta Conto deposito ING Direct, Rendimax Banca IFIS, Eurodeposit PrivatBank, YouBanking del Banco Popolare, BccForWeb della Banca di Credito Cooperativo, IW Power Special di IW Bank, SiConto di  Banca Sistema, e Conto Deposito Banca Findomestic. Considerando la nuova stangata, la banca avrà il diritto di cambiare i contratti, comunicando però al cliente la proposta unilaterale di modifica.

A quel punto però il cliente, entro 60 giorni dalla ricezione di tale comunicazione, potrà decidere se recedere dal contratto senza penalità e senza spese di chiusura ottenendo, in sede di liquidazione del rapporto, l'applicazione delle condizioni precedentemente praticate.

Secondo l'articolo 118 del Testo Unico Bancario, ‘qualunque modifica unilaterale delle condizioni contrattuali deve essere comunicata espressamente al cliente secondo modalità contenenti in modo evidenziato la formula ‘Proposta di modifica unilaterale del contratto’, con preavviso minimo di due mesi, in forma scritta o mediante altro supporto durevole preventivamente accettato dal cliente.

La modifica si intende approvata ove il cliente non receda, senza spese, dal contratto entro la data prevista per la sua applicazione. In tale caso, in sede di liquidazione del rapporto, il cliente ha diritto all'applicazione delle condizioni precedentemente praticate’.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il