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Pensioni donne e uomini Governo Letta età uscita da modificare,ma anche valore assegno troppo basso

Modificare le pensioni per uomini e donne e aumentare il valore degli assegni: cosa è necessario cambiare



Dopo la fiducia ottenuta al Senato, la Legge di Stabilità in discussioni alla Camera non dovrebbe prevedere alcun cambiamento per quanto riguarda modifiche alle pensioni per uomini e donne. Sembra, infatti, che il governo non abbia recepito il monito della Commissione europea, che ha deciso di aprire una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia a causa della disparità di trattamento contributivo di genere, tra uomini e donne, per il pensionamento anticipato.

La norma italiana contestata andrebbe contro l'articolo 157 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea che stabilisce la parità di trattamento tra uomini e donne e che, nel Belpaese, prevede gli anni minimi di contribuzione a 41 e 3 mesi per le donne e 42 e 3 mesi per gli uomini. Tutto tace in merito. Ma la situazione pensioni in Italia è allarmante.

Quasi la metà dei pensionati Inps, per la precisione il 45,2%, riceve una pensione inferiore a 1.000 euro al mese: questo quanto emerge dagli ultimi dati Eurostat. Secondo il bilancio sociale presentato dall’Istituto di previdenza nazionale, circa 7,2 milioni di pensionati non arrivano a 1.000 euro, mentre 2,26 milioni (il 14,3% del complesso) non raggiunge nemmeno 500 euro.

Meno di 650.000 persone può invece contare su una pensione di 3.000 euro al mese. Nello stesso anno su 315 miliardi di uscite correnti, 296 miliardi sono costituite da prestazioni istituzionali che si articolano in prestazioni pensionistiche (prestazioni che hanno caratteristica di trasferimento periodico e permanente) e prestazioni non pensionistiche.

Le brutte notizie non finiscono però qui, perché a fronte di assegni decisamente bassi, i pensionati italiani sono risultati anche i più tartassati di tasse d’Europa. A inquadrare la situazione un'analisi di Confesercenti che ha preso in esame le pensioni comprese tra 1,5 e 3 volte il trattamento minimo, che corrispondono a un importo lordo tra 9.661 e 19.322 euro all'anno (cioè tra 700 e 1.200 euro netti circa al mese).

Il risultato è che in questa fascia di reddito, il peso dell'irpef (l'imposta sulle persone fisiche, comprese le addizionali) varia tra un minimo del 9,17% per chi guadagna meno e arriva sino al 20,7% per chi riceve invece un assegno Inps un pò più alto.

La situazione per l’Italia appare drammatica soprattutto se si considera che in Germania, per esempio, nella medesima fascia di reddito le pensioni sono praticamente esentasse, con un prelievo che varia tra lo 0 e lo 0,2%. Stesso discorso in Francia e Gran Bretagna, dove gli assegni previdenziali più bassi non subiscono alcuna tassazione.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il