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Pensioni Governo Letta ultime notizie: il punto della settimana. La situazione aggiornata

Nuovi allarmi su situazione previdenziale italiana ma nessuna modifica reale da governo. La situazione



Prima l’Ocse, poi la Corte dei Conti, infine i dati Eurostat allarmanti sullo stato di pensioni e pensionati italiani ma nulla si muove nell’ultimo passaggio della Legge di Stabilità alla Camera in merito. Nessuna modifica, come auspicato, per precoci ed usuranti, nessuna soluzione definitiva per esodati, e pensionandi della scuola appartenenti alla cosiddetta Quota 96, nessuna uscita anticipata a 62 anni, invece che a a66, per chi resta senza lavoro. E tutto resta fermo.

E così, dopo essere state bacchettate dall’Ocse, le pensioni italiane sono finite anche nel mirino della Corte dei Conti. Serve, infatti, pensare a misure di risanamento per garantire l'equilibrio dei conti dell'Inps. E si tratta di un intervento definito ‘indilazionabile’. La Corte dei conti ha analizzato il bilancio 2012 dell'Istituto nazionale della previdenza sociale, da cui risulta che i conti Inps registrano il primo disavanzo finanziario e l'aumento del deficit.

Entrambi gli aspetti sono conseguenza dei più grandi fondi amministrati, per i quali appaiono indilazionabili misure di risanamento, che si riconnettono anche al ciclo recessivo oltre che alla incorporata gestione pubblica. La Corte richiama ‘una attenta e responsabile riflessione sulla perdurante criticità dell'invalidità civile, che ha ampiamente confermato l'improrogabilità di un intervento legislativo volto a completare il trasferimento delle competenze dell'intero procedimento in capo all'Inps, nella constatata inefficacia delle scelte procedurali operate e del massiccio ricorso a medici esterni convenzionati, che mette a rischio le capacità di governo del settore da parte dell'Ente’. 

La Corte, inoltre, conferma ‘l'esigenza di un costante monitoraggio degli effetti delle riforme del lavoro e della previdenza obbligatoria sulla spesa pensionistica e di una crescente attenzione al profilo dell'adeguatezza delle prestazioni collegate al metodo contributivo e degli eccessivi divari nei trattamenti connessi a quello retributivo, unitamente all'urgenza di rilanciare la previdenza complementare’. Al richiamo della Corte è seguito un nuovo allarme Eurostat, secondo cui, quasi la metà dei pensionati Inps, per la precisione il 45,2%, ha una pensione inferiore a 1.000 euro al mese.

Anche dall’Europa arrivano dati drammatici: l’Eurostat ha calcolato che lo scorso anno quasi 20 milioni di italiani sono stati sfiorati dallo spettro della povertà. Secondo il bilancio sociale presentato dall’Istituto di previdenza nazionale, circa 7,2 milioni di pensionati non arrivano a 1.000 euro, mentre 2,26 milioni (il 14,3% del complesso) non raggiunge nemmeno 500 euro. Meno di 650.000 persone può invece contare su una pensione di 3.000 euro al mese.

Nello stesso anno su 315 miliardi di uscite correnti, 296 miliardi sono costituite da prestazioni istituzionali che si articolano in prestazioni pensionistiche (prestazioni che hanno caratteristica di trasferimento periodico e permanente) e prestazioni non pensionistiche. In caduta libera, poi, il potere d’acquisto delle famiglie italiane dall’inizio della crisi a oggi. I dati dell’istituto raccontano che dal 2008 al 2012 si è ridotto del 9,4%.

Mentre nel solo anno tra il 2011 al 2012 il calo è stato del 4,9%. Ma a flagellare i  pensionati italiani non sono solo i pochi soldi mensili quanto anche il valore troppo alto delle tasse di cui sono gravati.  Secondo quanto emerge, infatti, da un'analisi di Confesercenti che ha preso in esame le pensioni comprese tra 1,5 e 3 volte il trattamento minimo, che corrispondono a un importo lordo tra 9.661 e 19.322 euro all'anno (cioè tra 700 e 1.200 euro netti circa al mese), in questa fascia di reddito, il peso dell'irpef (l'imposta sulle persone fisiche, comprese le addizionali) varia tra un minimo del 9,17% per chi guadagna meno e arriva sino al 20,7% per chi riceve invece un assegno Inps un pò più alto. Il paragone con gli altri paesi europei non lascia spazio a dubbi. In Germania, per esempio, nella medesima fascia di reddito le pensioni sono praticamente esentasse, con un prelievo che varia tra lo 0 e lo 0,2%.

E non cambia molto la situazione in Spagna, Francia e Gran Bretagna, dove gli assegni previdenziali più bassi non subiscono alcuna tassazione. E in quadro così preoccupante, l’unica modifica, in merito alle pensioni, di cui è stato capace di parlare il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, è stata quella di eliminare la cosiddetta busta arancione, documento che dovrebbe comunicare a pensionati e futuri tali quanto dovrebbero prendere di pensione con il nuovo calcolo contributivo.

Ora sembra che essa sarà eliminata, per cui il documento che doveva quantificare la pensione dei lavoratori post riforma Dini del 1995 (sistema contributivo) infatti non arriverà più. “Busta arancione vuol dire tutto e vuol dire nulla. Io sono sempre stato a favore della trasparenza. Ma se busta arancione vuol dire inviare a casa di tutti un foglio con dei numeri non credo faremmo un buon servizio al sistema, visto anche, come dimostrano i dati Ocse, la scarsa dimestichezza di molta parte della popolazione con la capacità anche matematica”.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il