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Pensioni Governo Letta ultime notizie: modifiche mancanti nonostante squilibri reali. Ultimo studio

Squilibri pensionistici e necessità di modifiche: nulla ancora in Legge di Stabilità



Nonostante le richieste, la Legge di Stabilità alla Camera non sembra che apporterà alcuna modifica all’attuale sistema pensionistico che, secondo diverse analisi, vede l’iniquità nascere già da molto tempo addietro. Secondo quanto osservato, infatti, l’iniquità del sistema pensionistico italiano avrebbe le sue radici nei privilegi di alcuni settori, nelle pensioni (di anzianità) più alte, nel loro numero e nel sistema di calcolo retributivo.

In uno  studio in procinto di pubblicazione che abbiamo recentemente presentato all’Università La Sapienza di Roma sono stati illustrati i risultati di un modello che valuta lo sbilanciamento tra prestazioni contributive e retributive delle pensioni erogate dal 2008 al 2012 stimando in tal modo quanto è stato effettivamente sulle pensioni di anzianità liquidate negli ultimi cinque anni e valutandone anche il costo in termini di spesa complessiva effettiva.

Per arrivare a tali risultati, sono state utilizzate come benchmark le pensioni medie per ogni scaglione di reddito ricalcolate secondo le regole del contributivo. L’eccedenza della pensione percepita rispetto a questo benchmark costituisce la pensione ‘in squilibrio’ rispetto ai contributi accreditati.

Per calcolare le pensioni contributive è stata ricostruita la serie delle retribuzioni con i relativi contributi in tutta la vita attiva, utilizzando come anzianità contributiva quella media effettiva, circa 38 anni, e ipotizzando un andamento della retribuzione pari a quello medio di fatto effettivo, più un profilo di carriera individuale, differenziato in relazione al livello di retribuzione dell’ultimo anno, che abbiamo stimato sulla base di analisi empiriche (longitudinali).

I risultati hanno mostrato come per le pensioni di anzianità maturate tra il 2008 e il 2012 da circa 486 mila lavoratori dipendenti privati pensionatisi in media a 58,5 anni, tra il 2008 e il 2012, per un importo medio di quasi 2000 euro lordi, la spesa per questa platea è stata di 12 miliardi di euro nel 2012, il 37% di questi pensionati è collocato sopra i 2000 euro e percepisce un totale di 7 miliardi pari quasi al 60% della spesa. Si ratta di valori che si riducono notevolmente quando si parla di pensioni dei lavoratori dipendenti e pubblici.

Ciò che è emerso, dunque, è come nei cinque anni della crisi sono andati in pensione (previdenziale) circa 1,6 milioni di persone, con un costo complessivo pari a 31 miliardi a regime (cioè nel 2012), e di questi 31 miliardi ben l’80% della spesa (e cioè  24 miliardi) è andato a 717 mila persone che hanno avuto le pensioni più alte, con medie di 2600 euro o importi più elevati.

Molti di questi hanno poi continuato a lavorare cumulando (legalmente) pensione e reddito. Dall’altra parte, invece, ci sono coloro che dovranno  aspettare, a volte senza poter lavorare non la pensione di anzianità, ma quella di vecchiaia, improvvisamente portata a 67 o 70 anni.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il