BusinessOnline - Il portale per i decision maker








Pensioni vecchiaia e anzianità Governo Letta: punto della settimana. La situazione aggiornata

In pensione prima ma anche revisione assegni: la deludente situazione italiana



Permettere l’uscita anticipata dal lavoro a 62 anni invece che a 66, per le pensioni di anzianità e vecchiaia, per chi perde il lavoro o è esodato, ma anche interventi che possano ritoccare all’insù il valore degli assegni dei pensionati. L’ultima fotografia dell’Eurostat in merito è infatti impietosa: ne emerge che quasi la metà dei pensionati Inps, per la precisione il 45,2%, riceve una pensione inferiore a 1.000 euro al mese.

Inoltre, secondo un'analisi di Confesercenti che ha preso in esame le pensioni comprese tra 1,5 e 3 volte il trattamento minimo, che corrispondono a un importo lordo tra 9.661 e 19.322 euro all'anno, cioè tra 700 e 1.200 euro netti circa al mese), in questa fascia di reddito, il peso dell'irpef (l'imposta sulle persone fisiche, comprese le addizionali, varia tra un minimo del 9,17% per chi guadagna meno e arriva sino al 20,7% per chi riceve invece un assegno Inps un pò più alto.

La situazione per l’Italia appare drammatica soprattutto se si considera che in Germania, per esempio, nella medesima fascia di reddito le pensioni sono praticamente esentasse, con un prelievo che varia tra lo 0 e lo 0,2%.

Stesso discorso in Francia e Gran Bretagna, dove gli assegni previdenziali più bassi non subiscono alcuna tassazione. Oltre ad occuparsi della possibilità di concedere l’uscita anticipata a determinate categorie di lavoratori, bisognerebbe anche cercare di recuperare ulteriori risorse per alzare il valore dell’assegno dei pensionati italiani.

Ti è piaciuto questo articolo?




Commenta la notizia



Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il