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Pensioni uomini e donne Governo Letta: sistema non è equo e in equilibrio. Nuovo studio

Gli squilibri del sistema pensionistico italiano: valore assegni, età, tasse



Legge di Stabilità in discussione alla Camera ma non dovrebbero arrivare modifiche sostanziali alle pensioni per uomini e donne. Sembra, infatti, che il governo non abbia recepito il monito della Commissione europea, che ha deciso di aprire una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia a causa della disparità di trattamento contributivo di genere, tra uomini e donne, per il pensionamento anticipato.

La norma italiana contestata andrebbe contro l'articolo 157 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea che stabilisce la parità di trattamento tra uomini e donne e che, nel Belpaese, prevede gli anni minimi di contribuzione a 41 e 3 mesi per le donne e 42 e 3 mesi per gli uomini. Tutto tace in merito.

Ma la situazione pensioni in Italia è allarmante. Quasi la metà dei pensionati Inps, per la precisione il 45,2%, riceve una pensione inferiore a 1.000 euro al mese: questo quanto emerge dagli ultimi dati Eurostat. Secondo il bilancio sociale presentato dall’Istituto di previdenza nazionale, circa 7,2 milioni di pensionati non arrivano a 1.000 euro, mentre 2,26 milioni (il 14,3% del complesso) non raggiunge nemmeno 500 euro. Inoltre risulta che i pensionati italiani sono i più tartassati di tasse d’Europa e che ci siano notevoli squilibri nell’erogazione delle pensioni.

Secondo quanto osservato, infatti, l’iniquità del sistema pensionistico italiano avrebbe le sue radici nei privilegi di alcuni settori, nelle pensioni (di anzianità) più alte, nel loro numero e nel sistema di calcolo retributivo. Uno studio presentato all’Università La Sapienza di Roma illustra in merito i risultati di un modello che valuta lo sbilanciamento tra prestazioni contributive e retributive delle pensioni erogate dal 2008 al 2012 ed emerge come per le pensioni di anzianità maturate tra il 2008 e il 2012 da circa 486 mila lavoratori dipendenti privati pensionatisi in media a 58,5 anni, tra il 2008 e il 2012, per un importo medio di quasi 2000 euro lordi, la spesa per questa platea è stata di 12 miliardi di euro nel 2012, il 37% di questi pensionati è collocato sopra i 2000 euro e percepisce un totale di 7 miliardi pari quasi al 60% della spesa.

Si ratta di valori che si riducono notevolmente quando si parla di pensioni dei lavoratori dipendenti e pubblici. Ciò che è emerso, dunque, è come nei cinque anni della crisi sono andati in pensione (previdenziale) circa 1,6 milioni di persone, con un costo complessivo pari a 31 miliardi a regime (cioè nel 2012), e di questi 31 miliardi ben l’80% della spesa (e cioè  24 miliardi) è andato a 717 mila persone che hanno avuto le pensioni più alte, con medie di 2600 euro o importi più elevati.

Molti di questi hanno poi continuato a lavorare cumulando (legalmente) pensione e reddito. Dall’altra parte, invece, ci sono coloro che dovranno  aspettare, a volte senza poter lavorare non la pensione di anzianità, ma quella di vecchiaia, improvvisamente portata a 67 o 70 anni.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il