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Riforma pensioni: ultime notizie Governo Letta. Le modifiche da fare. Lo chiede Ocse e crisi Inps

Necessari nuovi cambiamenti per le pensioni. Misure deludenti nella nuova Legge di Stabilità e Ocse e Corte dei Conti lanciano allarmi sulla condizione previdenziale italiana. La situazione



La nuova Legge di Stabilità ha suscitato non poca delusione in materia di pensioni, per cui sono state approvate misure, come la rivalutazione, ben lontane da questo richiesto in questi mesi da sindacati, associazioni ed esponenti politici. Dalle norme ad hoc per precoci e usuranti, a soluzioni definitive per esodati e Quota 96, alla necessità di ritoccare verso l’alto gli assegni, decisamente esigui, erogati, per non parlare del carico fiscale che pesa sui pensionati italiani più che sui colleghi europei.

Il primo allarme che sembra ancora portare verso l’auspicio di ulteriori interventi da attuare arriva dall’Ocse, secondo cui i precari di oggi rischiano di diventare i poveri di domani. Secondo l’Ocse, infatti, in Italia, “l’adeguatezza dei redditi pensionistici potrà essere un problema per le generazioni future e i lavoratori con carriere intermittenti, lavori precari e mal retribuiti sono più vulnerabili al rischio di povertà durante la vecchiaia”. Nel suo rapporto sulle pensioni, l’organizzazione di Parigi accusa il metodo contributivo e l’assenza di pensioni sociali, che attenuano “il rischio di povertà degli anziani”.

Infine, si osserva nella relazione, “il pilastro pensionistico privato non è ancora ben sviluppato. In seguito all’introduzione del meccanismo d’iscrizione automatica ai piani pensionistici privati nel 2007, la loro copertura raggiungeva solo il 13,3% della popolazione in età lavorativa alla fine del 2010?.

E se sulle pensioni l’Italia non viaggia bene, le cose non vanno meglio per quanto riguarda i salari. In media, nel nostro Paese, nel 2012 un lavoratore ha percepito 28.900 euro, pari a 38.100 dollari: una cifra che si attesta al di sotto dei 42.700 dollari medi dell’area Ocse. Impietoso, in particolare, il confronto con le retribuzioni svizzere (94.900 dollari) e norvegesi (91 mila dollari). L’Ocse, poi, giudica “relativamente bassa” l’età effettiva alla quale uomini e donne lasciano il mercato del lavoro in Italia: 61,1 anni per gli uomini e 60,5 per le donne, contro una media Ocse rispettivamente di 64,2 e 63,1 anni.

Si considerano bassi anche i tassi di partecipazione al mercato del lavoro dei lavoratori appartenenti alla fascia di età 55-64 (anche se sono migliorati passando dal 27,7 % al 40,4 % tra il 2000 e il 2012). Tuttavia, prosegue l’organizzazione, “l’aumento dell’età pensionabile non è sufficiente per garantire che le persone rimangano sul mercato del lavoro, soprattutto se esistono meccanismi che consentono ai lavoratori di lasciare il mercato del lavoro in anticipo”.

Sono pertanto essenziali politiche per promuovere l’occupazione e l’occupabilità e per migliorare la capacità degli individui ad avere carriere più lunghe. Anche secondo quanto reso noto dalla Corte dei Conti, bisogna pensare a misure di risanamento per garantire l'equilibrio dei conti dell'Inps.

La Corte dei Conti ha analizzato il bilancio 2012 dell'Istituto nazionale della previdenza sociale, ne risulta che i conti Inps registrano il primo disavanzo finanziario e l'aumento del deficit. Entrambi gli aspetti sono conseguenza dei più grandi fondi amministrati, per i quali appaiono indilazionabili misure di risanamento, che si riconnettono anche al ciclo recessivo oltre che alla incorporata gestione pubblica. La Corte richiama ‘una attenta e responsabile riflessione sulla perdurante criticità dell'invalidità civile, che ha ampiamente confermato l'improrogabilità di un intervento legislativo volto a completare il trasferimento delle competenze dell'intero procedimento in capo all'Inps, nella constatata inefficacia delle scelte procedurali operate e del massiccio ricorso a medici esterni convenzionati, che mette a rischio le capacità di governo del settore da parte dell'Ente’. 

La Corte, inoltre, conferma ‘l'esigenza di un costante monitoraggio degli effetti delle riforme del lavoro e della previdenza obbligatoria sulla spesa pensionistica e di una crescente attenzione al profilo dell'adeguatezza delle prestazioni collegate al metodo contributivo e degli eccessivi divari nei trattamenti connessi a quello retributivo, unitamente all'urgenza di rilanciare la previdenza complementare’.

Il report mette inoltre in evidenza che ‘al contenimento della gravosa perdita economica totale concorre tuttavia il massiccio saldo positivo di esercizio dei parasubordinati e quello delle prestazioni temporanee, i cui netti patrimoniali consentono ancora la copertura di quelli negativi delle altre principali gestioni e il mantenimento di un attivo nel bilancio generale, esposto peraltro a rapido azzeramento’.

E, nel contesto del marcato aumento delle prestazioni, ‘la ripresa del flusso contributivo, alimentata dalla gestione privata e in particolare dal lavoro autonomo e ancor più dai parasubordinati, non riesce a ripianare lo squilibrio tra le ambedue essenziali componenti di quasi tutte le gestioni, non sufficientemente bilanciato da apporti statali quantitativamente e qualitativamente adeguati, con conseguente dilatazione dei saldi negativi e dell'indebitamento’.

In questo quadro è anche necessario aggiungere la situazione di forte crisi dell’Inps, nonostante le rassicurazioni del presidente Antonio Mastropasqua che sembra aver annunciato provvedimenti, anch’essi contenuti nella nuova Legge di stabilità, per sanare il buco di miliardi dell’Istituto denunciato a seguito dell’accorpamento con l’Inpdap.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il