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Riforma pensioni: anzianità, vecchiaia, precoci, usuranti. Nessun cambiamento

Mondo delle pensioni deluso dagli interventi contenuti nella nuova Legge di Stabilità: interventi necessari soprattutto dopo allarmi Ocse



Esodati, precoci, lavoratori usuranti, pensionandi della scuola appartenenti alla cosiddetta Quota 96: sono queste le categorie di lavoratori delusi dalle misure contenute nella nuova Legge di Stabilità che, in materia di pensioni, ad accezione delle rivalutazioni, ha risolto ben poco rispetto a quanto richiesto. Nessuna pensione anticipata, a 62 anni invece che a 66, per chi perde il lavoro o è esodato; nessuna norma specifica per determinate categorie di lavoratori, nessun aumento degli assegni.

Eppure qualcosa bisognerà fare per fare il modo che il sistema pensionistico italiano migliori. Bisogna trovare nuove soluzioni soprattutto dopo gli ultimi allarmi lanciati da Ocse, Corte dei Conti e Inps stesso. Secondo l'Ocse, infatti, i giovani di oggi rischiano di diventare poveri da anziani, i lavoratori con carriere intermittenti, precari e mal pagati sono i più vulnerabili.

Analizzando la riforma Fornero delle pensioni, sono, infatti, ‘ ilavoratori con carriere intermittenti, i lavori precari e mal retribuiti i più vulnerabili" i più esposti al rischio povertà da anziani secondo l'Ocse, che mette in evidenza i rischi del metodo contributivo introdotto con le legge Fornero e l'assenza di pensioni sociali.

L'organizzazione rileva come il metodo di calcolo del sistema contributivo è legato strettamente all'ammontare dei contributi, mentre non c'è in Italia alcuna pensione sociale per attenuare il rischio di povertà degli anziani. L'aumento dell'età pensionabile invece, continua l'Ocse, sarà un fattore determinante per la riduzione della spesa pensionistica, nonostante l'età effettiva alla quale uomini e donne lasciano il mercato del lavoro sia ancora relativamente bassa in Italia.

La media è di 61,1 anni per gli uomini e 60,5 per le donne, contro 64,2 per gli uomini e 63,1 per le donne nei Paesi Ocse. A questo quadro bisogna inoltre aggiungere che i pensionati italiani sono quelli che ricevono gli assegni più bassi, la maggior parte anche sotto i mille euro, e che sono più tartassati di tasse rispetto ai loto colleghi europei.

Per far sì che il sistema si rimetta in piedi e al pari di altri Paesi sono, dunque, necessari interventi di miglioramento necessari, che, si auspica, possano arrivare entro la fine di questo nuovo anno.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il