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Riforma pensioni ultime notizie Governo Letta: uscita anticipata e flessibile.Giovannini rilancia

Nuovo prestito pensionistico per andare in pensione prima con un assegno pari ad una certa percentuale del proprio stipendio: torna la proposta del ministro Giovannini. Come funzionerebbe



Nonostante l’approvazione della nuova Legge di Stabilità, sono diverse le proposte in materia di pensioni che non sono state considerate, a partire dalla richiesta di norme ad hoc per lavoratori precoci e usuranti, alla pensione anticipata, a 62 anni, invece che a 66, per chi perde il lavoro o è esodato. Via libera solo a rivalutazioni e contributi si solidarietà per le pensioni più alte.

Eppure qualcosa potrebbe cambiare ancora, come molti auspicano. Il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, sta, infatti, lavorando per introdurre degli elementi di flessibilità sia per i lavoratori che vogliono lasciare in anticipo il lavoro rispetto ai requisiti attuali, sia per le imprese che potrebbero avere la necessità di ringiovanire il proprio personale.

Lo schema è quello del cosiddetto ‘prestito pensionistico’, che permetterebbe ad un lavoratore cui mancano due anni alla pensione di lasciare il lavoro mentre con le regole attuali non potrebbe fare altro che attendere. Il meccanismo al quale sta lavorando Giovannini, dunque, potrebbe permettere di lasciare in anticipo il lavoro.

Il che significa che comunque non si andrebbe in pensione, ma si potrebbe incassare un assegno pari ad una certa percentuale del proprio stipendio (per esempio l’80%) pagato dall’Inps eventualmente con il contributo della stessa azienda.

Dal momento in cui, maturati i requisiti per la pensione, si incomincia ad incassare l’assegno previdenziale, quest’ultimo verrebbe decurtato di una cifra (che secondo le ipotesi circolate potrebbe oscillare tra il 10 e il 15%) per poter restituire i soldi ottenuti in prestito nei due anni precedenti. Ma per poter mettere realmente in pratica questo sistema c’è da superare, ancora una volta, il problema dei costi per le casse pubbliche di un sistema del genere.

Costi che, spiega Giovannini, “possono essere molto alti”. Il prestito pensionistico sarebbe l’alternativa alla cosiddetta staffetta generazionale. In questo caso i lavoratori più anziani vedrebbero trasformati i loro contratti in part time con una contribuzione figurativa a carico dello Stato in modo da non incidere sulla futura pensione, dando così la possibilità alle imprese comunque di far entrare giovani nel mercato del lavoro.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il