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Pensioni Governo Letta ultime notizie: nuove proposte già in Parlamento e piano Giovannini

Nuove proposte di modifica alle pensioni dopo approvazione Legge di Stabilità e il prestito pensionistico del ministro Giovannini. Cosa prevede e cosa potrebbe ancora cambiare con novità



Nonostante l'approvazione solo di qualche giorno fa della nuova Legge di stabilità, che ha deluso le aspettative di molti, si torna a parlare di modifiche alle pensioni. In discussione soprattutto la possibilità di ridurre le pensioni più alte, limitare la quota calcolata con il retributivo e di aumentare i trattamenti minimi. Sono diverse, infatti, le mozioni di riforma del sistema pensionistico in discussione alla Camera.

Se il Pd vorrebbe creare fondi per i diversi enti previdenziali, alimentati con contributi di importo crescente con il reddito pensionistico partendo dai trattamenti superiori a 12 volte il minimo e il cui gettito dovrebbe andare alle fasce di pensionati e lavoratori più deboli e al sistema previdenziale per le nuove generazioni; il Nuovo Centro Destra invita il governo a studiare misure di maggior equità per metodo di calcolo o per età di accesso alle prestazioni e a presentare un progetto di completamento della riforma previdenziale che coniughi meglio sostenibilità finanziaria e sociale.

Tra le nuove proposte anche quella di Scelta Civica che chiede di applicare a tutti i trattamenti superiore a 60mila euro, in via sperimentale e transitoria, una trattenuta alla fonte, con aliquote progressive per scaglioni, sul differenziale fra ammontare attualmente liquidato e somma che spetterebbe invece se la pensione fosse interamente calcolata con il sistema contributivo; inoltre, il Movimento 5 Stelle propone un nuovo prelievo di solidarietà, oltre a quello già previsto dalla legge di Stabilità, da applicare per un periodo limitato di tre anni sui redditi oltre sei volte il minimo, con aliquote differenziate in base agli importi, che garantisca un gettito sufficiente a garantire un aumento di 518 euro l’anno alle pensioni minimi (pari a 6mila 440,59 euro all’anno).

Tra le ipotesi allo studio anche quella avanzata dal ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, del cosiddetto ‘prestito pensionistico’, uno schema che il ministro aveva già avanzato gli scorsi mesi: si tratterebbe per chi vuole lasciare il lavoro anticipatamente, ad esempio un paio di anni prima del pensionamento effettivo, di ricevere un assegno (potrebbe essere l’80% dello stipendio) pagato dall’Inps eventualmente con il contributo della stessa azienda, che poi dovrà ripagare negli anni successivi. Ciò significa che, una volta in pensione, dall’assegno previdenziale verrebbe trattenuta una certa percentuale (potrebbe essere tra il 10 e il 15%).

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il