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Riforma pensioni vecchiaia e anzianità Governo Letta: nuove proposte discussione in Parlamento

Le nuove proposte sulle pensioni presentate ieri in Parlamento: ancora speranze di cambiamento dopo approvazione Legge di stabilità. Cosa bisogna cambiare davvero?



Sono state presentate ieri, mercoledì 8 gennaio, in discussione in Parlamento nuove proposte di modifica alle pensioni che prevedono tra le misure la definizione di una soglia massima per le pensioni d'oro, il taglio degli assegni erogati con il sistema retributivo con una trattenuta progressiva sopra i 60.000 euro l'anno, contributi di solidarietà sulle pensioni superiori a 12 volte il minimo, ritocco verso l'alto dei trattamenti previdenziali più bassi, un maggior prelievo su tutti i redditi superiori a 75.000 euro l'anno.

Nonostante, dunque, l’approvazione della nuova Legge di Stabilità di solo qualche tempo fa, si torna a parlare di eventuali modifiche alle pensioni, forse incalzate dagli ultimi allarmi arrivati da Ocse e Corte dei Conti, che continuano a richiamare l’attenzione sul sistema previdenziale italiano.

Allarme anche dall’Eurostat: nel mirino il valore, troppo basso, degli assegni pensionistici. Secondo l’Eurostat, infatti, quasi la metà dei pensionati Inps, per la precisione il 45,2%, riceve una pensione inferiore a 1.000 euro al mese, circa 7,2 milioni di pensionati non arrivano a 1.000 euro, mentre 2,26 milioni (il 14,3% del complesso) non raggiunge nemmeno 500 euro. Inoltre, a fronte di assegni decisamente bassi, i pensionati italiani sono risultati anche i più tartassati di tasse d’Europa.

Per permettere, dunque, di andare in pensione prima,è arrivata, di nuovo, la proposta del ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, del cosiddetto prestito pensionistico, che si presenta, appunto, come una sorta di prestito per lasciare il lavoro in anticipo. In particolare, il lavoratore cui mancherebbero due o tre anni al raggiungimento dell’età pensionabile potrebbe scegliere di lasciare il lavoro prendendo un anticipo della pensione sulla base di un importo minimo (non più di 600-700 euro al mese) da restituire poi all’Inps dal momento in cui decorrerebbe il suo trattamento pensionistico stabilito.

Trascorsi cioè i 2-3 anni l’Inps comincerebbe a versargli l’assegno cui ha diritto con una piccola trattenuta a titolo di restituzione dell’anticipo percepito. La trattenuta verrebbe calcolata sulla base dell’aspettativa di vita ed effettuata su tutte le mensilità di pensione erogate dall’Inps e dovrebbe pesare al massimo per il 10-15% sull’importo finale.

Questo sistema permetterebbe ai lavoratori di lasciare il posto prima del raggiungimento dell'età anagrafica previsto dall’attuale legge Fornero, ottenendo dallo Stato una sorta di prestito della loro pensione, da restituire poi negli anni attraverso tagli del futuro assegno previdenziale.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il