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Riforma pensioni precoci, usuranti Governo Letta: proposta Giovannini. Età, requisiti, contributi

Prestito previdenziale per permettere a lavoratori precoci e usuranti di lasciare il lavoro prima dei 66 anni attualmente fissati dalla Legge Fornero. Come funzionerebbe questo sistema e cosa prevede. Possibili novità



Mentre in Parlamento sono state presentate nuove proposte di modifica alle pensioni che prevedono tra le misure la definizione di una soglia massima per le pensioni d'oro, il taglio degli assegni erogati con il sistema retributivo con una trattenuta progressiva sopra i 60.000 euro l'anno, contributi di solidarietà sulle pensioni superiori a 12 volte il minimo, ritocco verso l'alto dei trattamenti previdenziali più bassi, un maggior prelievo su tutti i redditi superiori a 75.000 euro l'anno, il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, è tornato a parlare del cosiddetto prestito pensionistico. Si tratta di un sistema pensato per permettere al lavoratore di lasciare il lavoro in anticipo.

Questa novità permette, infatti, al lavoratore cui mancherebbero due o tre anni al raggiungimento dell’età pensionabile, di andare in pensione prendendo un anticipo dell’assegno sulla base di un importo minimo, che non dovrebbe però superare i 600-700 euro al mese, da restituire poi all’Inps dal momento in cui decorrerebbe il suo trattamento pensionistico stabilito.

Trascorsi cioè i 2-3 anni l’Inps comincerebbe a versargli l’assegno cui ha diritto con una piccola trattenuta a titolo di restituzione dell’anticipo percepito. La trattenuta verrebbe calcolata sulla base dell’aspettativa di vita ed effettuata su tutte le mensilità di pensione erogate dall’Inps e dovrebbe pesare al massimo per il 10-15% sull’importo finale.

Questo sistema permetterebbe ai lavoratori di lasciare il posto prima del raggiungimento dell'età anagrafica previsto dall’attuale legge Fornero, e fissata a 66 anni, agevolando, probabilmente, quelle categorie di lavoratori, come precoci e usuranti, che per le loro condizioni di lavoro esercitate sin dall’inizio della loro attività, per pesantezza della mansione svolta, per esempio, sono impossibilitati a rimanere a lavoro fino ai 66 anni.

Non si tratta certo di una norma ad hoc che era stata auspicata tempo fa da sindacati, associazioni e alcune forze politiche, ma questa forma di prestito previdenziale potrebbe rappresentare un passo avanti nella definizione di nuove misure a favore dei lavoratori.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il