BusinessOnline - Il portale per i decision maker








Pensioni Governo Letta ultime notizie: nuovi interventi e dichiarazioni da parte di più politici.

Riaperta la partita sulle pensioni nonostante approvazione Legge di Stabilità. Ma qualcosa potrebbe ancora cambiare soprattutto con Epifani al posto di Giovannini. Situazione e ultime notizie



Dopo l’approvazione della Legge di stabilità la discussione sulla questione pensioni sembra aperta più che mai: se in molti avevano pensato che gli emendamenti approvati avessero deluso le aspettative di quanti avevano richiesto altri interventi rispetto a quelli approvati, oggi la partita si riapre. E torna a farsi sentire anche il presidente della Commissione Lavoro, Cesare Damiano, chiedendo ancora modifiche all'attuale sistema delle pensioni.

Partendo dalla riproposta idea avanzata dal ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, sul tema della flessibilità del sistema pensionistico, con il suo sistema di prestito pensionistico, Damiano ritiene che “Era ora, perché fin qui abbiamo insistito invano affinché il governo affrontasse questo argomento.

Noi siamo convinti, a differenza di Renzi che mantiene su questo tema una posizione conservatrice, che la riforma delle pensioni targata Fornero sia socialmente iniqua, che sbarri la strada all'ingresso dei giovani nel mercato del lavoro e che sia recessiva perché induce i lavoratori, che vedono un futuro previdenziale estremamente incerto e lontano nel tempo, a non investire e a non consumare”.

E spiega: “E' una riforma che va cambiata e va recuperato quel criterio di gradualità che è stato brutalmente cancellato dal governo Monti. Noi siamo pronti al confronto sulla proposta del ministro del Lavoro che prevede un prestito pensionistico da percepire nei due anni che precedono il momento della pensione, ma vogliamo ricordargli che il Partito Democratico ha già presentato una proposta di legge sulla flessibilità che non può essere sbrigativamente accantonata perché giudicata troppo costosa”.

In linea con quanto dunque previsto da Giovannini, il prestito previdenziale rappresenta una sorta, appunto, di prestito pensionistico, consentendo ad alcune categorie di persone di mettersi a riposo 2 o 3 anni prima rispetto a quanto prevede l’attuale sistema pensionistico. Con questo sistema, il lavoratore non riceverebbe un vero e proprio assegno previdenziale ma una sorta di anticipo da parte dell'Inps sulla pensione futura, per un importo che arriva al 75-80% della rendita.

Poi, una volta maturati i requisiti per andare in pensione, il beneficiario del prestito restituirà all'ente della previdenza, in maniera graduale, le somme incassate anticipatamente, subendo così una decurtazione sulla sua pensione. Ma proprio mentre questa proposta sembra raccogliere consensi, inizia a vacillare la figura di Giovannini e si vocifera, da qualche giorno ormai, il nome del’ex segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, come nuovo probabile ministro del Lavoro se è vero che si metterà in atto quel rimpasto di cui sta parlando il premier Letta.

E c’è chi è entusiasta della scelta di Epifani che, da ex segretario della Cgil, lavorerà sicuramente dalla parte dei lavoratori. Intervenendo in merito infatti, Epifani ha già parlato della questione esodati, per cui “vanno fatte due operazioni: allargare il numero di coloro ai quali il governo deve dare delle risposte; pensare non solo agli esodati in essere, ma anche all’altra tipologia di esodati che si creerà coll’innalzamento del pensionamento generato dalla legge Fornero”.

Senza dimenticare l'innalzamento dell'età pensionabile per le donne. Epifani non ha mai approvato  l'innalzamento stabilitodalla riforma Fornero. E se dovesse davvero arrivare la sua nomina, ribadisce: “Rimetteremo mano alla situazione”. Novità pensioni anche dal centro destra, con Giorgia Meloni di Fratellli d’Italia che sostiene: “Le pensioni d’oro sono quelle che partono dai 5mila euro mensili. Vanno pagati i dovuti contributi”, avanzando così la proposta per cambiare i criteri della normativa sul welfare che impedisce i prelievi su assegni molto elevati ma non sui ricchissimi.

Presentata lo scorso giugno alla Camera, la proposta di legge sarà discussa il prossimo 27 gennaio. Ciò che propone la Meloni è il “ricalcolo con il sistema contributivo per le pensioni sopra i 5 mila euro lordi, che corrispondono a circa 3.800 netti mensili”. L’esponente di Fratelli d’Italia spiega “il mio obiettivo è tagliare le pensioni da 90 mila mensili e lo voglio fare senza tagli lineari ma tenendo conto dei contributi versati”.

Ti è piaciuto questo articolo?




Commenta la notizia



Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il