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Pensioni vecchiaia e anzianità Governo Letta: uscita anticipata e flessibilità rilanciata da Damiano

Uscita anticipata dal lavoro grazie a prestito pensionistico proposto dal ministro Giovannini. Damiano: “Riforma Fornero iniqua e va cambiata”



Sembrava che con l’approvazione della Legge di Stabilità si fosse chiusa la partita sulle pensioni, ma così non è stato ed ora si torna a parlare di eventuali modifiche all’attuale sistema pensionistico, a partire dalla questione dei tagli alle pensioni d’oro e d’argento. Altro importante tema della riforma pensioni del Governo Letta è il pensionamento anticipato con il cosiddetto prestito previdenziale.

Il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, per venire incontro alle esigenze di flessibilità per i lavoratori che desiderino lasciare in anticipo il lavoro rispetto ai requisiti attuali, ha proposto il prestito pensionistico, sistema grazie al quale il lavoratore potrebbe lasciare prima il lavoro, due-tre anni prima della soglia attuale dei 66 anni fissata,  incassando un assegno pari ad una certa percentuale del suo stipendio (per esempio l’80%), pagato dall’Inps eventualmente con il contributo della stessa azienda.

Dal momento in cui, maturati i requisiti per la pensione, inizierà ad incassare l’assegno previdenziale con una piccola trattenuta a titolo di restituzione dell’anticipo percepito. La trattenuta, calcolata sulla base dell’aspettativa di vita ed effettuata su tutte le mensilità di pensione erogate dall’Inps, dovrebbe essere circa il 10-15% sull’importo finale.

D’accordo sulla flessibilità e il prestito pensionistico, Cesare Damiano che ritiene: “Era ora, perché fin qui abbiamo insistito invano affinché il governo affrontasse questo argomento. Noi siamo convinti, a differenza di Renzi che mantiene su questo tema una posizione conservatrice, che la riforma delle pensioni targata Fornero sia socialmente iniqua, che sbarri la strada all'ingresso dei giovani nel mercato del lavoro e che sia recessiva perché induce i lavoratori, che vedono un futuro previdenziale estremamente incerto e lontano nel tempo, a non investire e a non consumare”.

Damiano sottolinea: “E' una riforma che va cambiata e va recuperato quel criterio di gradualità che è stato brutalmente cancellato dal governo Monti. Noi siamo pronti al confronto sulla proposta del ministro del Lavoro che prevede un prestito pensionistico da percepire nei due anni che precedono il momento della pensione, ma vogliamo ricordargli che il Partito Democratico ha già presentato una proposta di legge sulla flessibilità che non può essere sbrigativamente accantonata perché giudicata troppo costosa.

Noi pensiamo che consentire ai lavoratori di poter scegliere di andare in pensione in un'età compresa tra i 62 ed i 70 anni, pagando una penalizzazione massima dell'8%, sarebbe una soluzione ottimale che risolverebbe anche, per gli anni a venire, il problema degli esodati”.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il