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Pensioni Governo Letta ultime notizie: proposte nuove di modifiche anche dal centro-destra

Nuova proposta di Giorgia Meloni sulle pensioni: dalle integrazioni, alla rivalutazione delle pensioni e i prelievi dagli assegni d’oro. Cosa potrebbe cambiare davvero?



Se il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, è tornato a proporre l’idea del prestito pensionistico per permettere al lavoro di andare in pensione prima; il presidente della Commissione Lavoro, Cesare Damiano, torna a sostenere la necessità di un’uscita flessibile dal lavoro, accogliendo, tra l’altro, di buon grado la proposta del ministro Giovannini; nel dibattito sulle pensioni si inserisce anche il centro-destra, convinto anch’esso che servano effettivamente modifiche per il sistema previdenziale.

Ad intervenire sul tema è stata Giorgia Meloni di Fratellli d’Italia, partita dalle pensioni d’oro, “Le pensioni d’oro sono quelle che partono dai 5mila euro mensili. Vanno pagati i dovuti contributi”, e avanzando poi la proposta per cambiare i criteri della normativa sul welfare che impedisce i prelievi su assegni molto elevati ma non sui ricchissimi.

Presentata lo scorso giugno alla Camera, la proposta di legge sarà discussa il prossimo 27 gennaio. La Meloni chiede il “ricalcolo con il sistema contributivo per le pensioni sopra i 5 mila euro lordi, che corrispondono a circa 3.800 netti mensili”, spiegando che “il mio obiettivo è tagliare le pensioni da 90 mila mensili e lo voglio fare senza tagli lineari ma tenendo conto dei contributi versati”.

Il testo della proposta di Giorgia Meloni riporta, nel dettaglio ‘Le proposte di legge C.1253 (Meloni ed altri) e C.1547 (Zanetti e altri) recano norme per la riduzione dei trattamenti pensionistici di importo elevato. La proposta di legge C.1253 (Meloni ed altri), composta di un solo articolo, prevede il ricalcolo con il metodo contributivo dei trattamenti pensionistici superiori a dieci volte il trattamento minimo INPS (pari a 64.406 euro annui).

Il comma 1 specifica che oggetto del ricalcolo sono i trattamenti pensionistici obbligatori, integrativi e complementari, i trattamenti erogati da forme pensionistiche che garantiscono prestazioni definite in aggiunta o ad integrazione del trattamento pensionistico obbligatorio (ivi comprese quelle di cui al decreto legislativo 20 novembre 1990, n. 357, al decreto legislativo 16 settembre 1996, n. 563, e decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252), i trattamenti che assicurano prestazioni definite per i dipendenti delle regioni a statuto speciale e degli enti di cui alla legge 20 marzo 1975, n. 70 (ivi compresi quelli derivanti dalla gestione speciale ad esaurimento di cui all’articolo 75 del decreto del Presidente della Repubblica 20 dicembre 1979, n. 761) e i trattamenti erogati dalle gestioni di previdenza obbligatorie presso l’Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) per il personale addetto alle imposte di consumo, per il personale dipendente dalle aziende private del gas e per il personale già addetto alle esattorie e alle ricevitorie delle imposte dirette.

Le norme richiamate dalla proposta di legge fanno riferimento, in sostanza, al personale della Banca d’Italia, dell’UIC, degli enti pubblici creditizi, delle regioni, del c.d. parastato, del personale addetto alle imposte di consumo, delle aziende del gas, delle esattorie e delle ricevitorie.

Sono esclusi dal ricalcolo le prestazioni di tipo assistenziale, gli assegni straordinari di sostegno del reddito, le pensioni erogate alle vittime del terrorismo e le rendite erogate dall’INAIL. Il ricalcolo opera anche nel caso in cui il limite di dieci volte il trattamento minimo I.N.P.S. venga superato per effetto del cumulo di più trattamenti pensionistici di cui beneficia un medesimo soggetto’.
 

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il