BusinessOnline - Il portale per i decision maker








Pensioni Governo Letta ultime notizie: nuove proposte tante ma solo cattive notizie reali

Tante le nuove promesse ma ancora situazioni poco chiare e negative: si susseguono le ipotesi di modifiche alle pensioni ma servono misure concrete e definitive. Saranno messe in atto?



E’ ancora aperta la questione pensioni e si susseguono negli ultimi giorni parole e proposte che sembrerebbero annunciare nuove modifiche al sistema previdenziale italiano. Ma si teme siano le ‘solite’ parole e promesse che non troveranno compimento. Dopo l’approvazione della Legge di stabilità, infatti, che ha dato il via ad interventi sulle pensioni in realtà molto ben lontani da quelli effettivamente necessari per un miglioramento della condizione di vita di lavoratori e pensionati italiani, in molti sono tornati a discutere della questione, dal ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, che ha riproposto il suo prestito pensionistico per permettere ai lavoratori di andare in pensione prima, magari di due, tre anni, rispetto all’attuale soglia dei 66 anni con una sorta di prestito appunto da restituire una volta in pensione per i requisiti maturati; al presidente della commissione Lavoro, Cesare Damiano, che è tornato a ribadire la necessità di una maggiore flessibilità in uscita per i lavoratori.

E sia per agevolare quelle categorie, come precoci e usuranti che comunque sono impossibilitati a rimanere a lavoro fino a 66 anni, sia per sostenere quella staffetta generazionale che permetterebbe un ricambio nel mondo del lavoro fra più giovani e più anziani. Secondo Damiano, infatti, “la riforma delle pensioni targata Fornero va cambiata perché socialmente iniqua, sbarra la strada all'ingresso dei giovani nel mercato del lavoro ed è recessiva perché induce i lavoratori, che vedono un futuro previdenziale estremamente incerto e lontano nel tempo, a non investire e a non consumare”.

Ma in questo contesto di discussioni e proposte si è affacciata anche Giorgia Meloni di Fratelli di Italia, con la nuova proposta di rivedere il sistema delle pensioni cosiddette d’oro. “Le pensioni d’oro sono quelle che partono dai 5mila euro mensili. Vanno pagati i dovuti contributi”, e vuole il  “ricalcolo con il sistema contributivo per le pensioni sopra i 5 mila euro lordi, che corrispondono a circa 3.800 netti mensili”.

L’esponente di Fratelli d’Italia spiega “il mio obiettivo è tagliare le pensioni da 90 mila mensili e lo voglio fare senza tagli lineari ma tenendo conto dei contributi versati”. Novità a favore dei lavoratori potrebbero arrivare anche se l’ex segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, subentrasse, come si vocifera, al ministro del Lavoro Giovannini.

Da ex segretario della Cgil, Epifani assicurato che risolverebbe la questione esodati, per cui “vanno fatte due operazioni: allargare il numero di coloro ai quali il governo deve dare delle risposte; pensare non solo agli esodati in essere, ma anche all’altra tipologia di esodati che si creerà coll’innalzamento del pensionamento generato dalla legge Fornero” e il problema l'innalzamento dell'età pensionabile per le donne, sostenendo: “Rimetteremo mano alla situazione”.

Ma al momento queste rimangono solo parole e promesse per cui non si vede ancora nulla di concreto, basti pensare alle tante salvaguardie stabilite per gli esodati, la maggior parte dei quali, però, è ancora in attesa di ricevere quell’assegno pensionistico necessario per vivere; senza dimenticare la situazione dei Quota 96, ben lontana dall’essere risolta e provocata da un altro errore generato dalla formulazione della legge Fornero che non ha tenuto conto di diverse specificità normative.

Nonostante, infatti, le parole di qualche giorno fa di Franceschini, secondo cui la platea degli esodati salvaguardati crescerà di 17.000 unità nel corso del 2014, sembrano aver rincuorato molti, è necessario non sperare che questo accada quanto che qualcosa cambi realmente e che nella Riforma pensioni svengano date risposte definitive alla questione.

Stessa storia per i pensionandi della scuola appartenenti alla Quota 96, bloccati per un errore della Riforma Fornero e di cui non si fa accenno nella riforma pensioni.

Senza considerare poi il problema della decurtazione sugli assegni cui saranno soggetti i pensionati della previdenza pubblica, ex Inpdap, nei mesi di gennaio e febbraio che, secondo quanto annunciato dall’Inps, subiranno le trattenute sulle pensioni a causa dell'abbinamento delle prestazioni pensionistiche con altre somme loro corrisposte.

Ti è piaciuto questo articolo?




Commenta la notizia



Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il