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Pensioni donne e uomini Governo Letta: proposta uscita anticipata Ministro Giovanni. Come funziona

Un nuovo piano di uscita flessibile dal lavoro proposto da Giovannini e donne in pensione prima: come potrebbe cambiare ancora il sistema pensioni in Italia



“Per evitare nuovi casi di esodati stiamo lavorando sugli aspetti tecnici di un provvedimento per anticipare l'età di pensione con il contributo anche da parte delle aziende”: la novità è stata annunciata dal ministro del Lavoro, Enrico Giovannini. Il ministro ha sottolineato che “l'ipotesi è allo studio in queste ore con il ministero dell'Economia è mettere a punto una proposta robusta dal punto di vista tecnico-giuridico e finanziario. Un provvedimento complesso che può prevedere il contributo anche da parte delle aziende”.

Per il ministro del Lavoro si tratta di uno “strumento flessibile in ragione delle condizioni soggettive del lavoratore. L'idea è di avere un contributo di tre soggetti (Stato, imprese e lavoratori). Stiamo valutando e lavorando su come avere uno strumento flessibile, che presenteremo poi alle parti sociali”.

Lo strumento flessibile proposto da Giovannini sarebbe il suo prestito pensionistico che permetterebbe al lavoratore di lasciare con due o tre anni di anticipo il lavoro, ricevendo una sorta di prestito, da restituire però poi una volta maturati i requisiti previsti. La decurtazione andrebbe ad incidere sul valore dell’assegno finale.

Ma non solo: nuove proposte anche per l’uscita anticipata dal lavoro per le donne. Dal prossimo mese di marzo non sarà più possibile per le lavoratrici autonome andare in pensione a 58 anni, con 35 di contributi, accettando un assegno decurtato per l’applicazione del calcolo contributivo, e da settembre lo stop varrà anche per le dipendenti, che avrebbero potuto scegliere la stessa via di fuga già a 57 anni. Finirà così quel sistema che permetteva finora di scampare all’applicazione delle rigide regole della riforma Fornero.

Lo scorso novembre la commissione Lavoro del Senato ha approvato una risoluzione che chiede al governo a rivedere tale situazione: in particolare con la modifica della circolare dell’Inps che di fatto anticipa i tempi rispetto all’originaria scadenza di fine 2015. Tutto ha inizio nel 2004, quando la riforma Maroni-Tremonti ha previsto un’opzione particolare riservata alle donne.

Per loro sarebbe stato possibile, in via sperimentale fino al 2015, sfruttare ancora i requisiti per la pensione di anzianità che venivano cancellati (57 anni di età e 35 di contributi, con un anno in più di età per le lavoratrici autonome), a condizione di calcolare la propria pensione con il sistema contributivo, che significa ricevere un assegno più basso.

Una circolare del marzo 2012 dell’Inps precisa alcune cose, a partire dai requisiti di età cui bisognerà aggiungere gli ulteriori mesi (tre dal 2013) imposti dalle nuove norme in corrispondenza dell’incremento della speranza di vita. Ma soprattutto a questo regime si continueranno ad applicare le vecchie finestre mobili di uscita (un anno di attesa per le dipendenti, uno e mezzo per le autonome), con la conseguenza che il termine ultimo del 31 dicembre 2015 per la fine del regime sperimentale deve essere riferito proprio all’uscita effettiva e non alla maturazione dei requisiti.

Per sfruttare l’opzione le lavoratrici autonome devono aver compiuto l’età di 58 anni (e raggiunto i 35 anni di contributi) entro febbraio di quest’anno, perché poi ci sono i tre mesi aggiuntivi e l’anno e mezzo di finestra Per le dipendenti il compleanno deve cadere di fatto entro agosto, massimo settembre per le pubbliche, a meno di un intervento del governo che vada nella direzione richiesta dalla commissione Lavoro.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il