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Pensioni proposta Ministro Giovanni uscita anticipata: prestito non c'è. Ecco come sarà, forse

Il ministro Giovannini parla di uscita flessibile dal lavoro e prestito pensionistico: le proposte per andare in pensione prima. Ma come funzionano davvero?



Il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, proprio due giorni fa ha annunciato la possibilità di un piano di uscita flessibile dal lavoro, con un contributo, però, che, secondo quanto detto, potrebbe essere versato da tre soggetti: Stato, imprese e lavoratori. E’ il sistema del cosiddetto pensionamento flessibile, ma in realtà si dovrebbe dire aumento dei contributi previdenziali, che prevederebbe più tasse anche per coprire i buchi dell'Inps.

Il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, dopo settimane di sostanziale silenzio, ha annunciato che il governo “sta lavorando a uno strumento flessibile in funzione delle esigenze soggettive dei lavoratori per agevolare l'uscita anticipata rispetto all'età di pensionamento, aumentata dalla riforma Fornero.

E, soprattutto, per evitare nuovi casi di esodati. Il progetto dovrà avere robustezza finanziaria e l'idea è di avere una contribuzione da parte di tutti e tre i soggetti coinvolti, cioè il lavoratore, l'impresa, ma anche lo Stato. In questo modo, si offrirebbe uno strumento aggiuntivo cui si accederebbe su base volontaria, come già avviene nei casi previsti per le aziende di maggiori dimensioni, considerando sempre i requisiti dell'attuale normativa, che nel 2014 prevede i 62 anni di età e 42 e mezzo di contributi (41 e mezzo per le donne) per le pensioni di anzianità, e per quelle di vecchiaia 66 anni e 3 mesi (63 e 9 mesi per le donne)”.

In realtà, secondo quanto circolato qualche mese fa, questo prestito avrebbe dovuto prevedere un prestito da parte del'Inps ai lavoratori che decidono di lasciare il lavoro, ma sarebbe un’operazione troppo costosa per l’Istituto che, dopo la fusione con l'Inpdap, si ritrova con un buco troppo grande da coprire. A risolvere il Fondo esuberi proposta dalle banche.

Gli istituti di credito, infatti, versano una piccola percentuale delle remunerazioni a questa istituzione che provvede a pagare i bancari prepensionati (circa 30mila tra 2008 e 2013), stesso sistema adottano alcune imprese private in base ai contratti aziendali ed ora il principio potrebbe essere esteso a una platea più ampia.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il