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Pensioni anzianità e vecchiaia Governo Letta: la situazione della settimana. Facciamo il punto

Uomini e donne in pensione prima con opzione contributiva o prestito pensionistico: quali sono le nuove proposte per le pensioni e cosa potrebbe cambiare



Con l’inizio del 2014, sono cambiati i requisiti fondamentali per accedere ai trattamenti pensionistici, soprattutto per le donne. Per la pensione di vecchiaia, per le donne che lavorano nel settore privato sarà ancor più difficile ritirarsi dal lavoro, pper effetto della riforma Fornero, che entro il 2018 non potranno andare in pensione prima dei 66 anni di età.

Dal primo gennaio 2014 è necessario raggiungere il requisito anagrafico di 63 anni e 9 mesi (in pratica un anno e mezzo in più rispetto al 2013), un nuovo aumento dell’età pensionabile si avrà nel 2016, quando il requisito sarà di 65 anni e 3 mesi, mentre il successivo scatto si avrà nel 2018.

Per le lavoratrici autonome, da quest’anno, è necessario un anno in più, con la conseguenza che l’età pensionabile si alza a 64 anni e 9 mesi, requisito che sale anche nel 2016, passando a 65 anni e 9 mesi. Per gli uomini, per il 2014 rimarranno validi i requisiti previsti nel 2013, cioè 66 anni e 3 mesi, aggiornandoli sempre alla speranza di vita. Ma sia per gli uomini che le donne si dovrebbero raggiungere i 20 anni di contributi se sono stati versati prima del 1996.

Per quanto riguarda, invece, la pensione contributiva, dal 2014 saranno necessari almeno 42 anni e 6 mesi di anzianità contributiva; mentre le donne potranno conseguire la pensione con il raggiungimento di 41 anni e 6 mesi di contribuzione all’Inps. Entrambi faranno solo un mese in più di lavoro nell’anno 2014 e l’aggiornamento dei requisiti contributivi scatterà poi nel 2016.

La novità per un’uscita anticipata dal lavoro è quella che permetterebbe fino al 2015 di lasciare con i vecchi requisiti purchè si scelga un sistema totalmente contributivo, per cui si dovrebbe ricevere meno negli assegni finali, o quella del prestito pensionistico, che permetterebbe di andare in pensione anticipata a chi ha compiuto 62 anni di età e ha maturato 35 anni di contributi, ricevendo per i primi due-tre anni una pensione anticipata che dovrà poi essere restituita con una decurtazione dall’assegno pensionistico che si riceverà una volta maturati i requisiti richiesti.

La restituzione delle somme percepite dalla data di accesso al prestito pensionistico alla data di accesso effettivo alla pensione cioè al compimento del sessantaseiesimo anno di età avverrà con la decurtazione dal vitalizio mensile dal 10 al 15%. I lavoratori che aderiranno al prestito pensionistico potranno, dunque, accedere alla pensione anticipata ma con un vitalizio mensile pari all’85% di quello effettivamente spettante.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il