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Pensioni anzianità e vecchiaia Governo Letta: per tutti uscita anticipata Inos non solo per donne

Come sono cambiate le pensioni a partire dal 2014: nonostante novità in Legge di Stabilità, ancora proposte per cambiamenti. Si pensa a possibilità per lasciare prima il lavoro. La situazione



Abolite dal 2014 le cosiddette pensione di anzianità: ora, infatti, è possibile andare in pensione solo dopo aver maturato i requisiti anagrafici di vecchiaia, cioè solo dopo aver raggiunto l'età pensionabile prevista per la pensione di vecchiaia e al posto della pensione di anzianità è stata introdotta la pensione anticipata, cioè il trattamento per chi vuole andare in pensione prima dell'età di vecchiaia, a patto di aver raggiunto un certo numero di anni di contributi.

La pensione di vecchiaia è una prestazione economica erogata, a domanda, in favore dei lavoratori dipendenti e autonomi, che abbiano raggiunto l'età pensionabile stabilita dalla legge e che abbiano almeno 20 anni di contributi. L'età pensionabile stabilita dalla legge, per il settore privato e il settore pubblico, nel dettaglio, per il 2014, per i lavoratori dipendenti pubblici è di 66 anni e 3 mesi, come per le lavoratrici, età che rimarrà la stessa nel 2015 e salirà poi nel 2016.

Possono, invece, richiedere la pensione anticipata i lavoratori dipendenti e autonomi, che, pur non avendo raggiunto l'età stabilita dalla legge per la pensione di vecchiaia, vogliano andare comunque in pensione prima di tale limite. Ma per ottenere tale prestazione bisognerà comunque aver accumulato un certo numeri di anni di contributi.

Previste, inoltre, penalizzazioni per chi chiede la pensione anticipata prima dei 62 anni. Infatti, sulla quota del trattamento pensionistico relativa alle anzianità contributiva maturata anteriormente al primo gennaio 2012, per chi vuole accedere alla pensione prima dei 62 anni, è applicata una riduzione pari all'1% per ogni anno di anticipo; tale riduzione è elevata al 2% per ogni anno ulteriore di anticipo rispetto a due anni (cioè rispetto ai 60 anni di età).

La novità per un’uscita anticipata dal lavoro è quella che permetterebbe fino al 2015 di lasciare con i vecchi requisiti purchè si scelga un sistema totalmente contributivo, per cui si dovrebbe ricevere meno negli assegni finali, o quella del prestito pensionistico, che permetterebbe di andare in pensione anticipata a chi ha compiuto 62 anni di età e ha maturato 35 anni di contributi, ricevendo per i primi due-tre anni una pensione anticipata che dovrà poi essere restituita con una decurtazione dall’assegno pensionistico che si riceverà una volta maturati i requisiti richiesti.

La restituzione delle somme percepite dalla data di accesso al prestito pensionistico alla data di accesso effettivo alla pensione cioè al compimento del sessantaseiesimo anno di età avverrà con la decurtazione dal vitalizio mensile dal 10 al 15%.

I lavoratori che aderiranno al prestito pensionistico potranno, dunque, accedere alla pensione anticipata ma con un vitalizio mensile pari all’85% di quello effettivamente spettante. E si parla anche della possibilità di estendere anche agli uomini la possibilità di andare in pensione prima, fino al 2015, così come previsto per le donne dall’Inps. Ma bisognerà capire se il governo riuscirà a trovare le coperture necessarie di cui si avrebbe bisogno.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il