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Pensioni vecchiaia a anzianità Governo Letta: uscire prima. Chi, quando e come può farlo

Lasciare il lavoro prima dell’attuale soglia fissata dalla legge Fornero con requisiti vecchi: chi può farlo e quali sono le possibilità prospettate. La pensione anticipata non varrà per tutti



Qualcosa sembra cambiare nel mondo delle pensioni e sarà riconosciuto il diritto alla pensione anticipata ad alcuni lavoratori, con i requisiti antecedenti l’avvento della legge Fornero, che ha allungato i tempi di attesa per la pensione per chi già si avviava all’uscita. Si parte dai pensionandi di Quota 96, lavoratori che, sommando gli anni anagrafici e quelli di contributi abbiano raggiunto, appunto, quella quota 96 sufficiente prima accedere al trattamento pensionistico.

I lavoratori compresi in questa categoria sono coloro che abbiano maturato 40 anni di contributi, oppure 65 di età nel caso degli uomini, 61 in caso delle donne, con almeno 20 anni di contributi. Ma l’accesso alla pensione anticipata sarà riservata solo a poche persone. Insieme a questa nuova possibilità, riconosciuta, però, solo a pochi, si continua a parlare di andare in pensione prima, attraverso il cosiddetto prestito pensionistico, che andrebbe a favorire, soprattutto, quelle categorie di lavoratori, come precoci ed usuranti, impossibilitati a rimanere a lavoro a lungo, fino alla soglia fissata dall’attuale legge Fornero.

In realtà, l’idea del prestito pensionistico che consentirebbe al lavoratore di lasciare due o tre anni prima il lavoro accettando poi una decurtazione sull’assegno finale, una volta maturati i requisiti ufficiali, più che un prestito si configura come un aumento dei contributi previdenziali pensati per coprire i buchi dell’Inps. Ilo ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, di concerto con il ministero dell’Economia, spiega che si sta lavorando “a uno strumento flessibile in funzione delle esigenze soggettive dei lavoratori per agevolare l'uscita anticipata rispetto all'età di pensionamento, aumentata dalla riforma Fornero.

E, soprattutto, per evitare nuovi casi di esodati”. La proposta non cambierebbe le norme sui requisiti pensionistici, ma darebbe la possibilità di usufruire di uno strumento ulteriore e soprattutto aggiuntivo, al quale si potrebbe avere accesso su base volontaria.

Il progetto, in particolare, dovrà avere robustezza finanziaria e fruire di una contribuzione da parte di tutti e tre i soggetti coinvolti, cioè il lavoratore, l'impresa, ma anche lo Stato. In questo modo, si offrirebbe uno strumento aggiuntivo cui si accederebbe su base volontaria, come già avviene nei casi previsti per le aziende di maggiori dimensioni”.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il