BusinessOnline - Il portale per i decision maker








Pensioni anzianità e vecchiaia Governo Letta: modifiche fondamentali in arrivo dalla Germania

Come far andare in pensione prima uomini e donne, ma soprattutto precoci ed usuranti: quali possibilità con nuovo modello tedesco? Necessario anche alzare gli assegni pensionistici troppo bassi nel Belpaese



Il governo guidato da Angela Merkel varerà un disegno di legge che apporterà modifiche al sistema previdenziale tedesco, introducendo una forma di pensionamento anticipato senza penalizzazioni economiche, a condizione che il lavoratore che vuole uscire prima abbia raggiunto i 45 anni di contributi. La novità prevede anche benefici per le donne lavoratrici che hanno avuto figli prima del 1992.

In particolare, il disegno di legge, che il ministro socialdemocratico del Lavoro Andrea Nahles ha promesso entrerà in vigore il primo luglio, dopo l’approvazione parlamentare, permettendo il ritiro anticipato da 67 a 63 anni senza alcuna penalità, pari adesso al 3,6% per ogni anno di anticipo, ai lavoratori che abbiano versato almeno 45 anni di contributi. Soltanto nel prossimo biennio 900mila lavoratori in più potranno andare in pensione grazie al provvedimento mentre sono quasi dieci milioni le donne interessate ai mini-incrementi pensionistici.

La novità tedesca potrebbe spingere anche il governo italiano ad apportare, finalmente, le modifiche sperate all’attuale sistema previdenziale, dando la possibilità a uomini e donne, e soprattutto a lavoratori precoci ed usuranti, di andare in pensione prima, ma senza penalizzazioni, così come previsto dall’eventuale modello tedesco.

E questo rappresenterebbe un passo in avanti, considerando anche che l’Italia è stata richiamata, proprio in questi giorni, dal Consiglio d’Europa per le pensioni troppo basse erogate. Nel rapporto del Comitato per i diritti sociali del Consiglio d'Europa si legge, infatti, che in Italia l'ammontare delle pensioni minime è ‘inadeguato e non c'è una legislazione in grado di garantire alle persone anziane lo stesso livello di vita del resto della popolazione’.

Queste 2 delle 7 violazioni della Carta sociale europea evidenziate. L’analisi condotta dal Comitato ha riguardato anche le politiche per la lotta alla povertà e all'esclusione sociale, le norme che devono garantire il diritto alla sicurezza sui luoghi di lavoro e quelle relative all'accesso ai servizi sanitari e all'assistenza sociale.

E in base a quanto osservato dal Comitato per i diritti sociali, l'Italia non ha dimostrato di aver adottato misure adeguate per combattere la povertà e l'esclusione sociale, nel periodo 2008-2011.

Ti è piaciuto questo articolo?




Commenta la notizia



Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il