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Pensioni vecchiaia e anzianità Governo Letta: blocco per Legge Fornero. Come e chi può uscire prima

Iniziano a sentirsi gli effetti delle nuove norme pensionistiche stabilite dall’ex ministro Fornero. Ma se passa sistema di pensionamento più flessibile alcuni lavoratori potranno uscire prima. Situazione



Sono cambiate le pensioni di anzianità e le pensioni di vecchiaia: nel primo caso, il lavoratore può lasciare il lavoro all’età di 62 anni e 35 anni di contributi, incorrendo però in penalizzazioni che saranno applicate al 2% per ogni anno di anticipo all’accesso della pensione rispetto alla soglia dei 66 anni previsti dalla Legge Fornero.

Per un lavoratore che richiede la pensione di anzianità contributiva all’età di 62 anni, invece, la riduzione potrebbe giungere fino all’8 %. Discorso diverso per la pensione di vecchiaia, per la quale viene richiesto un requisito contributivo minimo di vent’anni. La pensione di vecchiaia è una prestazione erogata dall’Inps e a differenza di quella di anzianità viene corrisposta al raggiungimento dell’età pensionabile prevista dalla legge.

La pensione di anzianità, invece, potrà essere richiesta al raggiungimento della quota data dalla somma dell’età anagrafica minima richiesta e dei contributi effettivamente versati. Tale versamento dovrà essere effettuato per almeno 35 anni. Coloro che si ritrovano in possesso dei tali requisiti, potranno presentare domanda presso uno degli uffici Inps dislocati territorialmente.

“L’età della pensione è diventata troppo alta e il naturale turn-over del mercato del lavoro si è fermato, in aggiunta alle difficoltà provocate da una crisi che non si vedeva da un secolo. Il governo non vuole cambiare rotta, ma così facendo condanna più generazioni alla precarietà e l’intera struttura sociale del paese ad una sofferenza sempre più evidente”, ha lamentato il segretario nazionale della Cgil, Nicola Nicolosi.

E in effetti, gli ultimi dati sulle pensioni parlano piuttosto chiaro: da quando sono entrate in vigore le nuove norme della legge Fornero, il numero dei nuovi assegni liquidati nel complesso è calato del 43% tra il 2012 e il 2013 passando da 1,14 milioni a 649.000 pensioni (comprese tutte, previdenziali e assistenziali).

A risentirne soprattutto le gestioni dei lavoratori pubblici con 8,8 miliardi di rosso nel 2013 e 11,48 previsti per il 2014, mentre la gestione dei parasubordinati registra un risultato economico di esercizio positivo per 8,8 miliardi nel 2013 e 7,7 previsti per il 2014.

Ma, se venisse approvato il nuovo sistema di uscita più flessibile dal lavoro, tra prestito pensionistico del ministro del Lavoro Enrico Giovannini e sistema di contribuzione anche da parte di Stato e aziende, alcune categorie di lavoratori, come precoci potrebbero andare in pensione prima e questo permetterebbe anche di arginare la complessa questione esodati.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il